“In tempi men leggiadri e più feroci, i ladri si appendevano alle croci.
In questi tempi men feroci e più leggiadri, le croci si appendono ai ladri.”

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martedì 16 marzo 2010

E’ morto Luigi Cascioli

Luigi Cascioli ieri ci ha lasciati.

060127_priest_trial_hmed_6a.hmedium Io ho avuto la fortuna di poter parlare qualche volta con lui al telefono e la sua dolcezza e la sua cultura non le dimenticherò mai. Quando al gente comune pensa a un ateo, lo immagina come un demonio, come qualcosa di satanico. Luigi Cascioli, invece, smontava questi pregiudizi stupidi con la sua semplicità e con il suo garbo, oltre alle numerose e importanti testimonianze che ci ha lasciato.

Un uomo cortese, coraggioso e preparato.

Ci mancherai, Luigi.


Gesù e la Madonna ai funerali di Natuzza Evolo

Scoop del “Quotidiano” calabrese: Gesù e la Madonna ai funerali di Natuzza Evolo

natuzza1 L’11 marzo Il Quotidiano della Calabria ho pubblicato un articolo di Massimiliano Tucci corredato da una foto, scattata in occasione del funerale della “mistica” Natuzza Evolo, nella quale, secondo quanto sostengono il capo dei vigili del fuoco volontari Franco Squillace e l’autore dell’articolo, si vedrebbero Gesù e la Madonna. A comprova della veridicità della tesi ci sarebbero le dichiarazioni di una suora, alla quale la veggente, in sogno, avrebbe confidato che in Calabria c’era una persona che aveva una foto particolarmente interessante: il cronista ne ha tratto la convinzione che “il puzzle si ricompone in maniera autentica in quanto tutto è frutto di un puro e autentico disegno divino”. La foto, peraltro di scarsissima qualità, non sembra rappresentare alcuna figura distinguibile.

fonte


Berlusconi indagato per concussione e minacce

Innocenzi per favoreggiamento, Minzolini per rivelazione di segreto. Premier: 'Violata legge'

dell'inviato Roberto Buonavoglia

berlusconi-disperato-milan TRANI - Silvio Berlusconi è indagato. Non solo per concussione, come si ipotizzava nei giorni scorsi, ma anche per 'violenza o minaccia ad un Corpo politico, amministrativo o giudiziario', reati compiuti ai danni dell'ufficio del Garante per le Comunicazioni. Nel registro degli indagati c'é anche il nome del commissario dell'Agcom, Giancarlo Innocenzi, accusato di favoreggiamento personale in relazione alle dichiarazioni fatte nel corso di un'audizione dinanzi agli investigatori tranesi in cui avrebbe negato di aver ricevuto pressioni dal premier per chiudere Annozero. Ed è indagato anche il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, per aver rivelato il contenuto dell'audizione a cui era stato sottoposto a Trani come testimone, violando l'obbligo alla riservatezza impostogli dal pm per la vicenda delle carte di credito American Express sulla quale la procura stavo svolgendo accertamenti.

La posizione più grave sembra quella del premier a cui vengono contestati reati gravi, ma tutti da verificare, puniti con pena compresa tra quattro e 12 anni la concussione, da uno a sette anni la violazione dell'articolo 338 del Codice penale, che riguarda le minacce. A Berlusconi la procura ha comunicato formalmente, quasi in tempo reale, i reati per i quali è indagato.

Lo ha fatto rispondendo ai legali del premier, Filiberto Palumbo e Niccolò Ghedini, che avevano chiesto notizie ufficiali sul coinvolgimento del capo del governo nell'indagine, dopo giorni di indiscrezioni pubblicate dai giornali. E in serata Ghedini è sceso in campo in difesa del premier: "Se davvero a Trani si prospetta nei confronti del Presidente Berlusconi la concussione e la violenza o minaccia a corpo politico, amministrativo o giudiziario - ha detto - si è fuori da ogni logica e in una situazione giuridicamente inconcepibile e intollerabile". Ed ha aggiunto: "La tesi non è soltanto destituita di ogni fondamento in fatto ma è contraria al buon senso e a ogni possibile ipotesi contenuta nel codice. Che una simile contestazione sortisca proprio a pochi giorni dalle elezioni e con continue fughe di notizie, che non possono che provenire dall'interno, non sorprende ma vi dovrebbe essere un limite alla fantasia giuridica della magistratura. E' evidente che la competenza territoriale non puòche essere della Procura di Roma ed è ovvio che tutti gli atti di indagini in corso sono in violazione di legge, così come è altrettanto evidente che se non si trattasse del Presidente Berlusconi si sarebbe già addivenuti ad una immediata archiviazione".

Le ipotesi di reato contestate a Berlusconi ai danni dell'Ufficio del Garante delle Comunicazioni sono legate alle pressioni esercitate dal premier per fermare Annozero. Proprio domani il presunto pressing esercitato per stoppare il programma della Rai sarà al centro dell'audizione di Michele Santoro, convocato in procura per essere ascoltato come testimone. Il conduttore consegnerà ai magistrati tranesi una serie di lettere aziendali e, probabilmente, annuncerà che intende costituirsi parte civile. Sempre domani comincerà nella procura di Trani l'ispezione ordinata dal ministro della Giustizia, Angelino Alfano, che ha denunciato "gravi patologie" nella conduzione dell'inchiesta Rai-Agcom: la competenza territoriale, l'abuso delle intercettazioni e la rilevazione del segreto istruttorio. I quattro pm del pool che indaga sulla vicenda ostentano serenità, così come il loro capo, Carlo Maria Capristo. Ai giornalisti il procuratore assicura che "l'arrivo degli ispettori non turba la nostra serenità", giura che nel pool "non c'é nessuna frattura" e promette che troverà la talpa che ha rivelato le notizie ai giornalisti. Sembra così rispondere a distanza al ministro della Giustizia, Angelino Alfano, che prima, dalla vicina Bari, aveva assicurato che "gli ispettori non interferiranno" con l'inchiesta che, "deve andare avanti", avvertendo però che sulle fughe di notizie ci vuole maggiore "serietà" e che devono essere gli stessi magistrati a cercare le talpe responsabili della pubblicazione di notizie segrete.

FERRI (CSM), SONO SERENISSIMO - ''Sono serenissimo'': cosi' il consigliere del Csm Cosimo Ferri risponde a chi gli chiede conto del suo stato d'animo dopo essere stato chiamato in causa nell'ambito dell'inchiesta di Trani. ''Spero che siano pubblicate tutte le intercettazioni delle mie telefonate con Innocenzi perche' non ho nulla da nascondere'', aggiunge Ferri. Secondo quanto riportato ieri dal Fatto, Ferri avrebbe dato consulenze legali al commissario di Agcom Giancarlo Innocenzi per intervenire su Annozero. Oggi Ferri si e' presentato regolarmente a mezzogiorno al Csm per presiedere una riunione della settima Commissione del Csm, che ha ascoltato il presidente del tribunale di Parma.

MINZOLINI: NON CAMBIO VADO AVANTI, GUARDO AD ASCOLTI - ''Non cambio, vado avanti sia per la linea sia per i cambiamenti che ho apportato al Tg. Preferisco essere cacciato per la linea ma non perche' gli ascolti vanno male o perche' il prodotto non e' all'altezza''. Intervistato da Enrico Mentana per 'Par condicio' su Corriere.it, il direttore del Tg1 Augusto Minzolini ricorda che il suo Tg deve stare sul mercato e dice: ''Penso di essere equilibrato, lo penso sul serio, lo vedo dagli ascolti''. E respinge l'accusa di sudditanza nei confronti di Berlusconi (''Non c'e' assolutamente un filo diretto, dal mio insediamento l'avro' sentito 5 o 6 volte''), sottolinea di non sapere ancora se e' indagato e denuncia: ''Contro di me atteggiamento pretestuoso''. Con Berlusconi, ribadisce, ''non c'e' un filo diretto'' tutti i politici ''chiedono - sottolinea - c'e' chi telefona e chi mi fa telefonare, ma lo fanno tutti. Sono tutte cose banali che avvengono per i direttori Rai e per tutti i direttori forse anche al Corriere della Sera''. Il direttore del Tg1 giudica ''ignobile'' l'articolo de Il fatto quotidiano che lo ha tirato in ballo ma sottolinea di non leggere mai quella testata cosi' come, dice, ''non guardo quasi mai nemmeno Annozero''. Poi tornando su Berlusconi: ''Non mi scandalizza che esprima giudizi su Santoro, lo ha sempre fatto'' quello che conta, dice, ''sono i fatti: quelle trasmissioni non sono mai state chiuse''.

BERLUSCONI CITATO IN GIUDIZIO A VITERBO, DIFFAMO'DI PIETRO - Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, secondo quanto si è appreso, è stato citato a giudizio di fronte al giudice di pace di Viterbo per il 23 marzo prossimo. Il premier dovrà rispondere del reato di diffamazione nei confronti del leader dell'Idv Antonio Di Pietro. Quest'ultimo aveva querelato il Cavaliere per le offese che gli erano state rivolte durante un comizio elettorale nel marzo del 2008, quando ancora non era premier. Berlusconi aveva detto, tra l'altro, che il leader dell'Idv aveva preso la laurea in giurisprudenza grazie ai servizi segreti. Della vicenda dovrà occuparsi il giudice di pace visto che la diffamazione non è avvenuta a mezzo stampa ( reato più grave), ma durante un comizio. E' possibile che il giudizio venga però sospeso visto che il premier potrebbe chiedere l'insindacabilità sul presupposto che si sia trattato di opinioni espresse da un parlamentare nell'esercizio delle sue funzioni. "Ma non finisce qui - spiega il leader dell'Idv Antonio Di Pietro nel confermare la notizia - perché siccome Berlusconi ha ripetuto le stesse offese anche a 'Porta a Porta', è stato rinviato a giudizio, sempre per diffamazione, anche dai magistrati di Bergamo". In questo caso, sottolinea ancora Di Pietro, se ne dovrà occupare il tribunale di Bergamo perché la diffamazione è avvenuta attraverso un mezzo di informazione.

Fonte


Brasile, chiesa espelle due vescovi

Nello stato di Alagoas, video a luci rosse venduto per le strade

Brasile, chiesa espelle due vescovi SAN PAOLO, 15 MAR - La Chiesa cattolica brasiliana ha espulso due vescovi ed un prete accusati di essere coinvolti in episodi di pedofilia. Lo ha reso noto il sito 'Uol Noticias', precisando che le accuse in tal senso sono state formulate da un gruppo di fedeli e da familiari dei ragazzi. Secondo Uol, i venditori ambulanti di Araparica, nel nord est, stanno vendendo per le strade un video a luci rosse di uno dei due monsignori mentre abusa di un ragazzo.

by ANSA


lunedì 15 marzo 2010

AteaMente ritorna su Facebook

Quant’è bella la censura!!

In sole due settimane, l’account del nostro sito su facebook è stato cancellato 3 volte. Ovviamente davamo fastidio a qualcuno. Ma noi siamo di nuovo qui.

Se volete aggiungerci, questi sono i nostri contatti. Grazie!


 



domenica 14 marzo 2010

I froci spuntano come funghi velenosi, sporchi malati!

Mons_Bartolucci Riportiamo l’intervista scriteriata rilasciate da Monsignor Bartolucci della Pontificia Cappella Sistina intervistato circa il caso di un corista di San Pietro coinvolto nell'inchiesta sul G8. Il prelato, dimenticando che a volte è meglio tacere, lascia libero sfogo alla irrazionale demenza senile e così dalla sua cloca orale   fuoriescono queste parole.

Le ripeto che non mi soprende nulla, l'omosessualità che è una malattia, è diventata una cosa normale, spuntano come funghi velenosi (...) ed invece di vergognarsi, esaltano questa piaga e la stessa chiesa minimizza situazioni peccaminose. L'omosessualità in sé non è peccato, non si può castigare un malato. Ma lo diventa se tracima in abominevole pratica, una cosa vergognosa. Penso che prima di chiamare un soggetto del genere in un coro, che ormai è roba da dilettanti, avrebbero dovuto scegliere con maggior cura. Ma ormai la prudenza non esiste, specie poi se sono di colore, nel nome del pietismo.

Il problema è che queste persone razziste, omofobe e senza alcuna carità in Italia sono libere di offendere e umiliare la dignità delle persone, in nome del loro amico immaginario. Altrove, sarebbero state incriminate per istigazione all’odio razziale e di genere. Vergogna! Esprimono in toto l’animo crudele della chiesa.

E’ proprio il caso di dirlo: dov’è carità e amore lì c’è dio.


sabato 13 marzo 2010

Cosa realmente accade ai bambini abusati?

pianto Trovo vergognoso che nessuno psichiatra abbia dato voce a questi silenzi assordanti,,, vergognoso è il termine adatto, forse perchè troppo presi ad accusare o difendere santa madre chiesa.
L'abuso sessuale è un argomento estremamente inquietante e complesso, i cui risvolti si collocano su tanti piani: psicologico, sociale e giudiziario.
Gesti che si tramutano istintivamente e pulsionalmente in azioni arrivando ad oltrepassare i confini della normalità e del lecito.
Si toglie INNOCENZA ai SOGNI di un bambino riducendolo schiavo di un gioco peverso che la sua età non aveva scelto per lui. Lo si rinchiude dentro le sbarre dell'odio, del rancore, della paura, della colpa, del disprezzo del proprio corpo. Cessano di esistere dignità e rispetto per quel piccolo essere, che giunto alle porte della vita si vede preclusi la felicità, la fiducia nelle carezze, il tempo per amare. Una violenza che cambia radicalmente la vita e una sofferenza che uccide la libertà... una grande paura: amare ed essere amati.
Secondo la Sgroi (1982?) il riconoscimento degli abusi sessuali sui bambini dipende totalmente dalla disponibilità interiore a prenderne in considerazione l'esistenza. Questo è un fattore cruciale, in quanto solo il bambino abusato è l'unico testimone: la vittima si troverà a dover dimostrare di essere tale.
L'abuso sul bambino è frequente, sottostimato e difficile da diagnosticare; è raramente un evento accidentale, bensì una pratica abitudinaria e prolungata che segna in maniera indelebile lo sviluppo psico-affettivo della vittima.
Finkenor definisce abuso sessuale di minore una serie di attività sessuali che implicano la stimolazione sessuale di un minore e possono comprendere varie dinamiche non esclusivamente corporali: voyerismo, esibizionismo, costrizione a visionare materiale pornografico, mercificazione del corpo.
Il minore abusato è un bambino che ha sperimentato la mancanza di protezione da parte degli adulti significativi: di solito tale abuso non è episodico ma si protrae nel tempo.
Tali minori sono per lo piu' prostrati e annentati psicologicamente: presentano solitamente un quadro generale di marcata deprivazione affettiva e socioambientale.
Sono dei perdenti e subiscono sempre un danno (Foti 1995) poichè perdono il controllo sull'esperienza relazionale e sessuale, la coesione del Sè, ossia perdono la possibilità di integrare, di sintetizzare nel proprio Sè vissuti emozionali molto intensi e molto conflittuali: un'eccitazione libitica non capita, non padroneggiata e nel contempo un senso di colpa che opprime, vissuti di curiosità che appassiona e nel contempo terrorizza, sentimenti di gratificazione temporanea del bisogno di attenzione e nel contempo mortificazione e impotenza; vissuti d'amore e nel contempo vissuti laceranti di dolore, di rabbia, di vergogna.
Maslow ritiene che il futuro è fonte di angoscia e terrore: il bambino non sa come e quando avverrà l'ennesima aggressione, nè se troverà tregua al suo tormento.
Per questo si determina un quadro psicopatologico definito "disturbo post-traumatico da stress": i bambini rivivono (sogno) l'abuso o uno stato di angoscia continua in attesa che l'episodio si ripeta.
Il bambino spesso cerca a tutti i costi di mantenere un'immagine idealizzata dell'abusante e arriva a considerarsi direttamente responsabile dell'accaduto, parte attiva in un gioco perverso, parte attiva nella seduzione, pur di non avvertire il dolore, la rabbia, la confusione, la vergogna. Il bambino, quindi, si identifica con l'aggressore (confusione di ruoli) per difendersi dalla violenza protratta secondo un principio ovvio: e meno angosciante e terrorizzante aggredire che essere aggrediti.
L'identificazione con l'aggressore, pero', comporta l'assunzione di tutte le responsabilità e di tutte le colpe che l'atto criminoso comporta.
I vissuti del bimbo abusato sono concettualizzati da Filkenor e Browne e definiti "traumagenesi", cioè originati dal trauma: impotenza (impossibilità di controllare la propria vita), tradimento (consapevolezza di essere usato), sessualizzazione traumatica (esperienza sessuale non idonea allo sviluppo psicofisico), stigmatizzazione dell' interiorità (sensazione di essere sporchi, diversi).
E' curioso, infine, notare quanti di queste emozioni illustrate siano capisaldi su cui fa perno la religione cattolica: il cattolicesimo, fra tutte le religioni del mondo, è infatti quella che offre al popolo il maggior numero di simboli infantili: non a caso il personaggio più proposto, più venerato, più rappresentato e rispettato è una mamma. Poi, proprio come si fa con i bambini, vengono continuamente propinate promesse, minacce, premi e punizioni. Raramente, o forse mai, si parla di responsabilità personale o di libere decisioni, quelli sono comportamenti troppo adulti, i cattolici possono solo osservare, seguire, credere, aderire, obbedire, confessare, pentirsi, ecc.
Sempre a proposito di regressione infantile, si osservi che il principale rito cattolico, nonché il comportamento più meritorio e sacro, è un comportamento “orale”, cioè l’eucarestia. Che i buoni cristiani debbano fare la comunione tutte le domeniche ricorda incredibilmente un vecchio luogo comune: “i bambini buoni mangiano tutta la pappa”. Non solo: nella liturgia cattolica si insiste, non a caso, sul fatto che l’ostia debba essere “imboccata” dalle mani del sacerdote, e non presa in mano dall’adepto. Come accade con una mamma che nutre un bambino che non sa ancora tenere in mano il cucchiaino.
Sta di fatto che il bambino stuprato, vittima del pedofilo, magari del prete-pedofilo, è quindi una metafora del cattolico perfetto: sottomesso, timoroso, silenzioso, fiducioso che ciò che accade è per il suo bene.

by Egidio Gennaro


mercoledì 18 novembre 2009

L’Ateo chi è? Sgarbi non docet.

a_sgarbi Tempo fa Monsieur Sgarbi sentenziò: ''l'ateo non è contro Dio, all'ateo non gliene sbatte le palle di Dio''. Ne consegue, prosegue il Dottore, che l'ateo non può volere la rimozione del crocifisso, altrimenti è un dogmatico, un prete-del-laicismo, un-ateo-fasullo.

Lo afferma partendo dall'etimologia della parola ateo, cioè senza-dio. Per il re dei salotti tv italiani, insomma, l'ateo sarebbe l'indifferente, il non curante. Uno che di problemi escatologici e teleologici non ne sa e non ne vuole sapere. Uno che di metafisica si disinteressa volontariamente.

E' evidente che il Nostro confonde l'ateismo con il menefreghismo, con l'ipocrisia di chi, credente incluso, se ne ''sbatte le palle di dio'' per poi magari convertirsi in articulo mortis. In questo, è chiaro, il giudizio di disvalore è fortissimo e intrinseco: solo pochi possono occuparsi di teosofia, gli altri si occupino di vivere la propria vita senza rompere i coglioni. La meditazione sui massimi sistemi è troppo grande per essere contenuta nelle menti di chi non crede al progetto intelligente, e ne combatte gli epigoni.

Da ateo, mi sento massimamente offeso. Non foss'altro perché la definizione è sbagliata, non conforme a quella che in Occidente è stata la storia del pensiero ateo. Da quando l'uomo ha imparato a ragionare in modo filosofico, infatti, vale a dire dai tempi della Grecia Classica, il problema dell'origine del mondo cioè la cosmogonia è sempre stato in primo piano. Il problema dell'esistenza di dio, della sua genesi cioè la teogonia, idem. La riflessione sui principi primi della vita era ed è filosofia. Anche i filosofi atei del novecento si misurarono con questa idea. Anche i ''porci del gregge di Epicuro'' cioè i gaudenti epicureisti si cimentarono nella critica della religione tradizionale. E ne combattevano le scelleratezze. L'ateismo filosofico non è disinteresse scettico. E' partecipazione attiva, è cultura militante. Da sempre.

Sgarbi, per finire, dimentica che la religione non è solo filosofia e critica testuale biblica. In Italia, la religione è politica, è un fatto sociale. Il crocefisso nelle scuole non è un mero simbolo di tradizione e di cultura, cioè di fede e basta. E' un simbolo politico. Alla stregua di falce e martello e croce celtica. Questo perché implica l'appartenenza a una gerarchia di valori codificati per millenni dalla ecclèsia di casa nostra, cioè dalla Chiesa cattolica apostolica romana. E scusa se io non ci sto, se molti moltissimi non ci stanno.

Il senza-dio, direi a Sgarbi, ha tutto il diritto di schierare a battaglia le proprie critiche alla religione tradizionale. E ha il dovere di intervenire quando questa, riparandosi dietro l'etichetta di storia culturale, s'impone per condizionare la vita di una collettività, pretendendo di rappresentarla. Detto questo, io a vivere tranquillamente la mia vita ci ritorno,certo. Ma non siamo noi atei a non dover rompere i coglioni, però.

Nephilìm


martedì 17 novembre 2009

La religione e il linguaggio peccaminoso

images"Ma va’ all’inferno, sporco sepolcro imbiancato!", "Pareva davvero  indemoniato"  "Oddio che inferno!", "Volesse il cielo!", "Oh Signore!".

Queste e altre espressioni fanno parte della nostra vita, del linguaggio che si usa ogni giorno.
Ma ci siamo mai chiesti come mai  un non credente usa questi modi di dire e espressioni?

Termini  quali  "peccato",  "addio", "inferno”,  "paradiso", "calvario", "demonio” con forza ormai vengono pronunciati in maniera indistinta sia da chi crede che da chi si professa ateo. Ma come mai?
Forse la religione è stata così forte da condizionare in questo modo il nostro linguaggio o ci sono altre motivazioni?

Spesso così ci si trova a citare metafore tratte dal vangelo o dalla bibbia, a riferirci a qualche presunta virtù di qualche santo o peggio ancora a nominare, in maniera più o meno dispregiativa, qualche divinità, per arrivare, infine, anche alla bestemmia.

E se provassimo a cambiare modo di parlare lasciando questi termini ai religiosi e ai credenti sarebbe davvero un “peccato”?


lunedì 16 novembre 2009

Cosa significa Dio?

Cosa significa il termine ‘’dio’’? Come nasce? Da dove deriva? Perché dio si chiama ‘’dio’’ e non in altro modo? E questo nome glielo hanno dato gli uomini spontaneamente, o è stato dio stesso a darsi un nome, a pretendere d’essere chiamato con quel nome?

Bisogna, a questo punto, distinguere due tradizioni: quella semitica (giudaica e araba) e quella indeuropea (greca e latina). A noi atei occidentali interessa soprattutto il nome della divinità di casa nostra, ma un’occhiata al nome semitico di dio non può guastare.

In ebraico, il termine indicante la divinità è ‘el; idem in arabo, dove il nome di ‘Allah non è altro che l’articolo al più ‘ilah (letteralmente, “il dio”). Nella tradizione semitica, però, è noto che la divinità usava darsi molti nomi, molti appellativi. Alcuni dei quali fondamentali. Tra questi, Yahwè (pronuncia italianizzata, yavè). In un passo dell’ Antico Testamento (Esodo 3, 14: il famigerato passo del roveto in fiamme che parla, per intenderci) Mosè domanda a dio il suo nome, e dio gli risponde:
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traslitterato: wayyòm'er 'elohìm 'el-moshèh (:) 'ehyèh 'ashèr 'ehyèh
Tradotto alla lettera, viene fuori: e dio disse a Mosè: io sono (ciò) che sono.
Che significa? Chi è questo ‘’io’’? L’ ''io'' sottinteso alla risposta è il nome di dio. Secondo la tradizione infatti, il vero nome di dio era stato comunicato solo a Mosè.
Il nome di dio in ebraico, è:
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Cioè, il famigerato tetragramma YHWH.
Ora, pare che questo misterioso nomignolo sia da connettersi al verbo ebraico ''essere, esistere'' :
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Traslitterato: hayà (=egli è, terza persona singolare del perfetto).
Il tetragramma YHWH, etimologicamente, si aggira dunque attorno a un significato di ''essere, esistere''. Ergo, la frase io sono che (ciò che) sono non sarebbe altro, in realtà, che la spiegazione del tetragramma YHWH. E' come se si dicesse: ''l'essente è colui che è'', o ancora, ''l'essere vivente è colui che vive''.

Più o meno quello che succederebbe facendo finta che io sia dio. Il mio nome è LUIGI, e Mosè lo sa; poi, di fronte al roveto ardente, alla domanda <<come ti chiami>>, io risponderò:
<<io sono colui che rifulge>>
e Mosè capisce. E capisce perché il nome LUIGI è connesso etimologicamente alla radice indoeuropea che sta per ''luce'' e ''rilucere'', e che ritroviamo in latino lux, lumen, luna etc. in greco e in molte lingue indoeuropee.
Il greco dimostra di aver interpretato allo stesso modo, traducendo:
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Alla lettera: egò eimì ho on =''io sono l'essente'' (ho on, participio presente del verbo essere)
[nel mio banale esempio, direi:’’ io sono il rifulgente’’]
Allo stesso modo l'aramaico siriaco:
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un calco letteralissimo dell'ebraico.
In ebraico, dunque, Yahwè non significa altro che ‘’colui che è, che vive’’.

E nelle lingue occidentali? Da dove viene il nome <<dio>>? Viene principalmente dal greco, dal nome del padre degli dei: Zeus. In alcune forme, il sostantivo Zeus si declina Diòs, Diì, Dìa. E’ palese una radice indoeuropea di-, che in latino dà deus (italiano ‘’dio’’). I latini, dalla stessa radice, avevano il sostantivo dies (=giorno, da cui, ad esempio,l’italiano ‘’diurno’’). Quindi Zèus è il cielo, colui che ‘’sta nei cieli’’.

Quindi l’espressione greca Zèus Pàter, diventa in latino Deus Pater e in italiano Dio Padre. Cioè dio-cielo, dio-giorno, dio-sole (dio-brillante-splendente).

Esattamente come i popoli primitivi, che veneravano il dio-sole, anche i religiosi evoluti del nostro secolo venerano, senza saperlo, l’astro infuocato. Quello stesso astro infuocato che il filosofo e primo scienziato Anassagora, cinque secoli prima di Cristo, si rifiutava di venerare come divinità. E’-semplice-metallo-infuocato, sosteneva. Accusato di empietà, fu cacciato da Atene e morì in esilio.


Nephilìm

venerdì 13 novembre 2009

Ipazia e la nuova censura cattolica

images1 Ipazia fu una filosofa e scienziata pagana giustiziata dai cristiani e nei secoli è divenuta il simbolo delle vittime del dogmatismo e del fanatismo religioso.

In Italia, Agorà, il film che ne ripercorre la storia, non uscirà. Nessuna società si è resa disponibile a effettuarne il doppiaggio. E i sospetti si fanno legittimi, sono legittimi. C'è chi grida alla censura, chi parla di boicottaggio. Da parte del Vaticano, ovviamente. Per tramite del governo italiano.

Le polemiche che la pellicola ha suscitato in altri paesi, per esempio in Francia, sono molte. Ed è giusto così, in democrazia. Si propongono tesi, si dibatte, si confuta. In Italia no. Se ne parla poco, si conosce poco o male o affatto.

Ma c'è chi nega tutto: non-c'è-nessuna-censura-il-film-uscirà-eccome. Forse è vero, forse gli italiani lo vedranno nelle sale italiane. Forse no. Tuttavia, già il fatto che sia passato tutto questo tempo preoccupa. Come preoccupa che in merito abbiano dovuto pronunciarsi intellettuali e musicisti, che abbiamo avuto bisogno di stendere una petizione con più di seimila firme, che a denti serrati stiamo cercando di farci pubblicità negli unici spazi concessici: internet, facebook; la carta stampata, qualche volta; la radio anche. Nel nostro piccolo, abbiamo realizzato uno spazio su Ateamente, nella Home. I media nazionali, inutile dirlo, silenzio da monastero.

Che nella patria del cristianesimo occidentale un film energicamente anti-cristiano possa dar noia è quasi scontato . Ma che in una repubblica democratica o presunta democratica si faccia fatica a far passare un film che parla di concordia, di rispetto nella diversità, di razionalità quale supremo valore sociale, è grave, molto grave. Senza dubbio, una spia dello stato della libertà di pensiero nel Bel Paese.

Nephilìm

"Sono i giovani i crocifissi da difendere"

don luigi ciotti

I crocifissi da difendere, quelli veri, non sono quelli appesi ai muri delle scuole. Sono altri. Sono uomini e donne che fanno fatica. Che non ce la fanno e muoiono di stenti. E' verso di loro che non possiamo e non dobbiamo restare indifferenti. E' verso di loro che dobbiamo concentrare i nostri sforzi.
«Un crocifisso è un malato di Aids, che ha bisogno di cure e di sostegno. Un crocifisso è quel ragazzo brasiliano che è morto qualche giorno fa a Torino. A casa aveva lasciato la moglie e i figli, era arrivato qui alla ricerca di un lavoro, e non ce l'ha fatta».
Abbiamo partecipato al suo funerale. C'erano tante persone, molte nemmeno lo conoscevano, ma erano lì ugualmente, a condividerne la sofferenza e il dolore.
«E' giusto lottare per difendere i simboli di quello in cui crediamo, ma allo stesso tempo bisognare stare molto attenti a non cedere al puro idealismo. Lo dice il Vangelo stesso: i pezzetti di Dio sono sparsi nel mondo che ci circonda. Li troviamo ovunque. Nel concreto, nella vita di tutti i giorni, tra le persone che vivono accanto a noi, e di cui spesso nemmeno ci accorgiamo dell’esistenza. E' con queste realtà che dobbiamo imparare ad avere a che fare e a misurarci.
«Bisogna imparare a vivere con corresponsabilità, come i tanti e tanti volontari che dedicano il proprio tempo a un bene che non è esclusivamente loro, ma pubblico, di tutti quanti. Dobbiamo sentirci tutti chiamati in causa, nei grandi nuclei urbani come nei tanti piccoli paesi di provincia. La partecipazione è il primo passo in favore dei più deboli.
«I crocifissi non si difendono soltanto con le parole. Infatti queste troppe volte non bastano. Bisogna imparare ad affrontare la realtà con concretezza, e tendere la mano alle persone sole, a chi non ha più una famiglia e a chi non può ricorrere all'aiuto dei propri cari».

http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/politica/articolo/lstp/87271/