Cosa significa il termine ‘’dio’’? Come nasce? Da dove deriva? Perché dio si chiama ‘’dio’’ e non in altro modo? E questo nome glielo hanno dato gli uomini spontaneamente, o è stato dio stesso a darsi un nome, a pretendere d’essere chiamato con quel nome?
Bisogna, a questo punto, distinguere due tradizioni: quella semitica (giudaica e araba) e quella indeuropea (greca e latina). A noi atei occidentali interessa soprattutto il nome della divinità di casa nostra, ma un’occhiata al nome semitico di dio non può guastare.
In ebraico, il termine indicante la divinità è ‘el; idem in arabo, dove il nome di ‘Allah non è altro che l’articolo al più ‘ilah (letteralmente, “il dio”). Nella tradizione semitica, però, è noto che la divinità usava darsi molti nomi, molti appellativi. Alcuni dei quali fondamentali. Tra questi, Yahwè (pronuncia italianizzata, yavè). In un passo dell’ Antico Testamento (Esodo 3, 14: il famigerato passo del roveto in fiamme che parla, per intenderci) Mosè domanda a dio il suo nome, e dio gli risponde:
traslitterato: wayyòm'er 'elohìm 'el-moshèh (:) 'ehyèh 'ashèr 'ehyèh
Tradotto alla lettera, viene fuori: e dio disse a Mosè: io sono (ciò) che sono.
Che significa? Chi è questo ‘’io’’? L’ ''io'' sottinteso alla risposta è il nome di dio. Secondo la tradizione infatti, il vero nome di dio era stato comunicato solo a Mosè.
Il nome di dio in ebraico, è:
Cioè, il famigerato tetragramma YHWH.
Ora, pare che questo misterioso nomignolo sia da connettersi al verbo ebraico ''essere, esistere'' :
Traslitterato: hayà (=egli è, terza persona singolare del perfetto).
Il tetragramma YHWH, etimologicamente, si aggira dunque attorno a un significato di ''essere, esistere''. Ergo, la frase io sono che (ciò che) sono non sarebbe altro, in realtà, che la spiegazione del tetragramma YHWH. E' come se si dicesse: ''l'essente è colui che è'', o ancora, ''l'essere vivente è colui che vive''.
Più o meno quello che succederebbe facendo finta che io sia dio. Il mio nome è LUIGI, e Mosè lo sa; poi, di fronte al roveto ardente, alla domanda <<come ti chiami>>, io risponderò:
<<io sono colui che rifulge>>
e Mosè capisce. E capisce perché il nome LUIGI è connesso etimologicamente alla radice indoeuropea che sta per ''luce'' e ''rilucere'', e che ritroviamo in latino lux, lumen, luna etc. in greco e in molte lingue indoeuropee.
Il greco dimostra di aver interpretato allo stesso modo, traducendo:
Alla lettera: egò eimì ho on =''io sono l'essente'' (ho on, participio presente del verbo essere)
[nel mio banale esempio, direi:’’ io sono il rifulgente’’]
Allo stesso modo l'aramaico siriaco:
un calco letteralissimo dell'ebraico.
In ebraico, dunque, Yahwè non significa altro che ‘’colui che è, che vive’’.
E nelle lingue occidentali? Da dove viene il nome <<dio>>? Viene principalmente dal greco, dal nome del padre degli dei: Zeus. In alcune forme, il sostantivo Zeus si declina Diòs, Diì, Dìa. E’ palese una radice indoeuropea di-, che in latino dà deus (italiano ‘’dio’’). I latini, dalla stessa radice, avevano il sostantivo dies (=giorno, da cui, ad esempio,l’italiano ‘’diurno’’). Quindi Zèus è il cielo, colui che ‘’sta nei cieli’’.
Quindi l’espressione greca Zèus Pàter, diventa in latino Deus Pater e in italiano Dio Padre. Cioè dio-cielo, dio-giorno, dio-sole (dio-brillante-splendente).
Esattamente come i popoli primitivi, che veneravano il dio-sole, anche i religiosi evoluti del nostro secolo venerano, senza saperlo, l’astro infuocato. Quello stesso astro infuocato che il filosofo e primo scienziato Anassagora, cinque secoli prima di Cristo, si rifiutava di venerare come divinità. E’-semplice-metallo-infuocato, sosteneva. Accusato di empietà, fu cacciato da Atene e morì in esilio.
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1 commenti:
Interessante davvero, vorrei far notare anche la somiglianza tra Yahwè e Iovis (Giove) a testimonianza del fatto che le religioni si influenzano tra loro in maniera complessa e ramificata
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