“In tempi men leggiadri e più feroci, i ladri si appendevano alle croci.
In questi tempi men feroci e più leggiadri, le croci si appendono ai ladri.”

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martedì 17 novembre 2009

La religione e il linguaggio peccaminoso

images"Ma va’ all’inferno, sporco sepolcro imbiancato!", "Pareva davvero  indemoniato"  "Oddio che inferno!", "Volesse il cielo!", "Oh Signore!".

Queste e altre espressioni fanno parte della nostra vita, del linguaggio che si usa ogni giorno.
Ma ci siamo mai chiesti come mai  un non credente usa questi modi di dire e espressioni?

Termini  quali  "peccato",  "addio", "inferno”,  "paradiso", "calvario", "demonio” con forza ormai vengono pronunciati in maniera indistinta sia da chi crede che da chi si professa ateo. Ma come mai?
Forse la religione è stata così forte da condizionare in questo modo il nostro linguaggio o ci sono altre motivazioni?

Spesso così ci si trova a citare metafore tratte dal vangelo o dalla bibbia, a riferirci a qualche presunta virtù di qualche santo o peggio ancora a nominare, in maniera più o meno dispregiativa, qualche divinità, per arrivare, infine, anche alla bestemmia.

E se provassimo a cambiare modo di parlare lasciando questi termini ai religiosi e ai credenti sarebbe davvero un “peccato”?


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6 commenti:

Nephilìm ha detto...

Secondo me non è necessario. Un ateo ha tutti i buoni diritti di pronunciare espressioni che pertengono pro forma al campo della religione, semplicemente perchè, ormai, sono spossessate del loro (non più intrinseco) valore religioso.

Faccio un esempio: se dico ''puro come una colomba',' non voglio certo alludere allo Spirito Santo o a quello che nella dottrina cattolica la colomba rappresenta: il concetto di purezza si è ''incarnato'' nella colomba, tanto da risultare inscindibile. Sicchè il significante ''colomba'' oltre a comunicare il ''significato'' di ''avis'' cioè uccello, può legittimamente, in determinati casi, comunicare anche il significato di ''purezza''. Senza che avvenga in questo nessuna invasione di campo da parte della religione. E' semplicemente la lingua che cambia, che adotta, che cestina.

E' sempre stato così. Anche le religioni anticamente hanno riciclato un lessico che esisteva già: la parola greca ''paradiso'' indicava il giardinetto in cui solevano sollazzarsi i satrapi dell'impero persiano. E la parola Eden significa in sumero ''steppa'' non certo paradiso o luogo ultraterreno.

La lingua è un sistema assolutamente neutrale, la dottrina è un altro discorso. Sicchè non mi sento minimamente in colpa o in debito a dire paradiso, apocalisse eccetera. Tentare di evitare di proposito l'utilizzo di locuzioni simili è un processo forzato e artificioso, contrario alla natura della lingua.
Quanto alla bestemmia poi...perchè non bestemmiare, è così bello! :)

Fulvio ha detto...

Sono daccordo con quello che afferma il post, secondo me, uno dei problemi dell'ateismo è che si cerca sempre di affrontare le questioni sullo stesso piano di come vengono affrontate dai religiosi. Solo che per formazione loro costruiscono i loro ragionamenti (frutto di 2000 anni di esperienza) in modo tale da non essere criticabili. Per questa ragione dovremmo affrontare le questioni, ad esempio sull'origine della vita, la naturalità, ecc, slegandoci dalla filosofia ma usando argomenti scientifici che a mio parere sono decisamente più forti.Dialogando con loro, ma spostando il piano su un altro livello, anche non usando più le locuzioni di cui sopra, sarebbe più facile evitare di cadere nei soliti tranelli intellettuali che fanno avvitare il ragionamento su se stesso senza giungere al capo. Questo è quello che penso.

Anonimo ha detto...

http://www.youtube.com/watch?v=05MHxcIWpoE

vale più di mille parole.

Giorgio

Anonimo ha detto...

http://www.youtube.com/watch?v=05MHxcIWpoE

vale più di mille parole.

Giorgio.

HCE ha detto...

hai ragione, le parole sono importanti

tra le tanti cattive abitudini linguistiche che rinforzano la percezione che la religione (cattolica) sia una cosa naturale, devo ricordare anche quella di dire "cristiano" al posto di "persona" o "essere umano", che sottintende che chi non è cristiano non è nemmeno una persona.

Anonimo ha detto...

La bestemmia è illogica per un ateo, ma assume un valore di trasgressione dei concetti condivisi dalla maggioranza, cioè dai cattolici. La trasgressione è alla base dell'imprecazione, è violenza verbale, tanto più efficace quanto più violenta. la bestemmia quindi va usata con parsimonia, solo quando serve.
Quanto alle parole di uso comune è vero, bisognerebbe evitare di pronunciarle, appunto per non contribuire a mantenerle vive, certo che non è facile.

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