Doveva arrivare un giudice d’Oltralpe per liberarci da un equivoco che ci portiamo addosso da settant’anni e passa. In una decisione che s’articola lungo 70 punti (non proprio uno scarabocchio scritto in fretta e furia) ieri la Corte di Strasburgo ha messo nero su bianco un elenco di ovvietà.
Primo: il crocifisso è un simbolo religioso, non politico o sportivo. Secondo: questo simbolo identifica una precisa religione, una soltanto. Terzo: dunque la sua esposizione obbligatoria nelle scuole fa violenza a chi coltiva una diversa fede, o altrimenti a chi non ne ha nessuna. Quarto: la supremazia di una confessione religiosa sulle altre offende a propria volta la libertà di religione, nonché il principio di laicità delle istituzioni pubbliche che ne rappresenta il più immediato corollario.
Significa che fin qui ci siamo messi sotto i tacchi una libertà fondamentale, quella conservata per l’appunto nell’art. 9 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo? Non sarebbe, purtroppo, il primo caso. Ma si può subito osservare che nessuna legge della Repubblica italiana impone il crocifisso nelle scuole.
Né, d’altronde, nei tribunali, negli ospedali, nei seggi elettorali, nei vari uffici pubblici. Quest’obbligo si conserva viceversa in regolamenti e circolari risalenti agli Anni Venti, quando l’Italia vestiva la camicia nera. Fu introdotto insomma dal Regime, ed è sopravvissuto al crollo del Regime. Non è, neppure questo, un caso solitario: basta pensare ai reati di vilipendio, agli ordini professionali, alle molte scorie normative del fascismo che impreziosiscono tutt’oggi il nostro ordinamento. Ma quantomeno in relazione al crocifisso, la scelta normativa del Regime deve considerarsi in sintonia con la Costituzione all’epoca vigente. E infatti lo Statuto albertino, fin dal suo primo articolo, dichiarava che «la religione cattolica, apostolica e romana è la sola religione dello Stato». Da qui figli e figliastri, come sempre succede quando lo Stato indossa una tonaca in luogo degli abiti civili.
Ma adesso no, non è più questa la nostra divisa collettiva. L’art. 8 della Carta stabilisce l’eguale libertà delle confessioni religiose, e stabilisce dunque la laicità del nostro Stato. Curioso che debba ricordarcelo un giudice straniero. Domanda: ma l’art. 7 non cita a sua volta il Concordato? Certo, e infatti la Chiesa ha diritto a un’intesa normativa con lo Stato italiano, a differenza di altre religioni (come quella musulmana) che ancora ne risultano sprovviste. Però senza privilegi, neanche in nome del seguito maggioritario del cattolicesimo. D’altronde il principio di maggioranza vale in politica, non negli affari religiosi. E d’altronde la stessa Chiesa venne fondata da Cristo alla presenza di non più di 12 discepoli. Se una religione è forte, se ha fede nella sua capacità di suscitare fede, non ha bisogno di speciali protezioni.
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4 commenti:
AHHHHHHHHHH!!! solo sterili polemiche ideologiche! Sinceramente nella mia classe non c'era il crocefisso, in compenso però c'era appeso un poster di micheal jordan... nonostante ciò vi assicuro che non mi sono mai sentita violata nella mia libertà di tifare per squadre di basket diverse dai chicago bulls o ancora meno nella mia libertà di non tifare affatto...
ad Anonimo: La tua classe è un eccezione, inoltre, certamente durante l'ora di educazione fisica non ti spappolano il cervello raccontandoti le gesta di Michael Jordan, anche se non te ne frega niente e se non vuoi sei costretta ad oziare senza alternative...se volete togliere questo manifesto, nessuno ve lo proibisce, come invece lo si fa con il crocefisso.Inoltre stai parlando di due cose completamente differenti, perché la religione è qualcosa di molto personale, che devi coltivare nella tua vita privata e nei luoghi di culto e non va imposta a viva forza travestita da radice culturale a tutti. Mentre l'essere tifoso è solo un divertimento, che puoi anche ignorare e che nessuno impone. Poi se tu metti sullo stesso piano le due cose, non capisco come ci si possa definire ferventi cattolici o semplicemente difendere dei principi su cui in fondo non si crede neanche.
vorrei dire un altra cosa in risposta all'argomento usato dalla CEI e dai politici di destra. Quando dicono che il crocifisso è un simbolo anche della nostra cultura, risponderei che oltre questo vorrei appendere una bella pizza nelle aule, si perché in Italia molta più gente va in pizzeria piuttosto che in chiesa! Mi pare un argomento un po debole, perché il crocifisso è soltanto il simbolo di una religione, quella cattolica e basta.Non è un simbolo culturale...chiamiamo le cose con il proprio nome!!!!!
Mi sembrava evidente... (ma evidentemente non lo era) che fosse un esempio ironico. Non volevo paragonare il crocefisso a Michael Jordan. L'obiezione era relativa al fatto che la sentenza di strasburgo tra le altre cose viene giustificata con il fatto che la presenza del crocefisso limita la libertà della famiglia di educare i figli secondo i propri convincimenti. Che senso ha? non si possono mica allevare i figli nel vuoto spinto! Ognuno può restare serenamente sulle sue posizioni anche senza scandalizzarsi del fatto che ne esistano delle altre, almeno per me è sempre stato così! La richiesta di togliere il crocefisso è una manifestazione di "cieco estremismo ateo" io vorrei un paese libero nel quale ogni occasione di confronto (e il crocefisso in aula certamente lo è) venisse accolta positivamente, da qualunque parte essa provenga. Poi nessuno nega che il crocefisso sia un simbolo prettamente cattolico, però chiunque guardi più in la della polemica politica-religiosa quotidiana non può non riconoscere che è un simbolo di amore e apertura rivolto a tutti. Ne si può per altro negare che in Italia la religione cattolica abbia una rilevanza storica-culturale diversa dalle altre religioni, ma non perchè le altre siano da discriminare ma per il semplice fatto che il 90% degli italiani tutt'oggi chiede che i propri figli vengano battezzati, per il fatto che il vaticano è in Italia, per il fatto che buona parte dell'arte e della letteratura italiana sono intrise di cristianesimo... non lo so vogliamo smettere di studiare la divina commedia? proibire alle scolaresche di visitare san pietro... dov'è che si vuole arrivare? La tollerenza si costruisce con il dialogo, con il confronto, non come dici tu relegando le proprie convinzioni nel privato e nei luoghi di culto, una società in cui ognuno chiude la propria religione nel proprio tempio, quella si che mi spaventa, che conduce dritta dritta al fondamentalismo e alla chiusura verso gli altri. Quanto allo "spappolamento" del cervello poi... io non so di che scuola si stia parlando, i miei professori ci hanno sempre lasciati liberi di esprimerci secondo le nostre convinzioni... una delle migliori prof. di storia e filosofia che abbia mai avuto era marcatamente anticlericale... ho imparato moltissimo da lei, e nonostante ciò sono convintamente cattolica, e mi son sempre sentita libera di rimanere tale. Dai discorsi che fai mi sembra che lo stesso valga per te, il fatto che tu sia cresciuto in una classe con il crocifisso non mi sembra di abbia impedito di avere convinzioni diverse... Sinceramente se ci fosse lo spappolamento di cui parli tu le chiese sarebbero molto più piene delle pizzerie non credi? Avrei anche molto da ridire sull'omologazione CEI-politici di destra... (evidentemente vai a braccetto con Berlusconi che dice che i cattolici non possono essere di sinistra...) ma mi rendo conto di aver già esagerato per ora...mi riservo i commenti per un altro post!!! :D
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