“In tempi men leggiadri e più feroci, i ladri si appendevano alle croci.
In questi tempi men feroci e più leggiadri, le croci si appendono ai ladri.”

Tutti i commenti sono graditi purché firmati. I commenti anonimi verranno cestinati.

Visualizzazione degli ultimi 38 post di 58 di settembre 2009. Mostra i post precedenti
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domenica 27 settembre 2009

I veri killer dietro al terremoto

Ultimamente non ci sono nuovi articoli su AteaMente ma solo qualche video. C’è una spiegazione a questo. Il fondatore di AteaMente ha qualche problema di salute e non può lavorare al pc. Per questo motivo stiamo pubblicando alcuni video che avevamo conservato.

Torneremo presto all’opera,
AteaMente

Marco Travaglio, a Pescara, sulle vere responsabilità dietro al terremoto in Abruzzo.

Colpe, intrighi e inganni sul terremoto de L’Aquila che è diventato una strage.

 


venerdì 25 settembre 2009

Raiuno cambia nome: si chiamerà Tele Vaticano

Il servizio pubblico della Rai spesso e volentieri non è proprio laico, anzi. Dalle messe domenicali obbligatorie alle solite parole del papa che condanna, depreca, esprime solidarietà e prega all’angelus o al regina coeli, ai programmi che rovinano il sabato pomeriggio con argomenti trattati in maniera svenevole, per non parlare poi del predicozzo fatto da fra sorriso (che ancora non sappiamo se sorrida perché minacciato da una pistola “se smetti di sorridere t’ammazzo!”, se perché affetto da qualche paresi o perché piglia per il culo tutti i creduloni che credono alle parole che dice.

I programmi dei protestanti però, vengono dirottati sulla seconda rete a notte fonda, cosicché nessuno li guardi.

Bisogna ricordare poi la monopolizzazione sistematica dei telegiornali che continuamente riportano le ire e le preci del sovrano assoluto dello Stato Vaticano o dei suoi facenti funzione, che ingeriscono nella nostra politica interna.

Non consideriamo le fiction, le serie tv e gli speciali televisivi su santi, papi e beati, ma quello che frega tutti per almeno due punti è il frate non tanto povero da Pietrelcina. Quanti speciali su di lui ogni anno!! Questo è un vero miracolo.

Ma tutte queste messe in onda sono trasmesse con i nostri soldi. Guardate questo video per saperne di più.

RaiVaticano, se è di Gesù vale di più


giovedì 24 settembre 2009

Emilio Fede insulta Berlusconi, divertentissimo


mercoledì 23 settembre 2009

Le tre bugie di Renato Brunetta

Le tre bugie di Renato Brunetta

Ciascuno di noi tende a darsi una visione eroica della propria biografia, sottolineandone i meriti rispetto ai vantaggi attribuiti agli altri. E’ umano. Vale anche per Berlusconi (“sono di gran lunga il miglior presidente del consiglio italiano in 150 anni di storia”) e per il suo ministro Renato Brunetta (“sono come la Cuccarini, il più amato dagli italiani”), pur così diversi fra loro: il primo è diventato in effetti molto ricco e potente, il secondo è soprattutto molto rumoroso.
Quando Renato Brunetta si scaglia contro “questa élite di merda che ha la puzza sotto il naso e ha pensato solo a far cadere il governo”, è utile ricordare la biografia che il ministro s’è voluto ritagliare su misura per i mass media: io sono un piccoletto che viene dal popolo, mio padre era venditore ambulante a Venezia, studiando ho surclassato i figli di papà, ma poi le camarille universitarie mi hanno tarpato la carriera, giro con la scorta perché i terroristi mi vogliono uccidere, sono così coraggioso che una volta ho sbattuto la porta in faccia pure a Berlusconi.
Dunque Brunetta, che aveva già finto d’indignarsi in tv con Daria Bignardi perché lei non pronunciava ammodo il nome del socialista Giacomo Brodolini, artefice dello Statuto dei lavoratori, tiene molto all’immagine di tribuno della plebe. Inelegante ma meritevole, spiccio ma generoso. Peccato che il suo turpiloquio calcolato contro l’”élite di merda” nasconda non una ma ben tre bugie.
Prima bugia. Per tenore di vita, abitudine alle comodità, godimento di privilegi, Brunetta fa parte di quella élite da quando lo conosco, e sono ormai quasi vent’anni. Né più né meno di me. La smettesse di ostentare una diversità fasulla, lui è accoccolato da una vita nella classe dirigente contro cui si scaglia. E’ vero che nell’ambito dell’establishment ha occupato a lungo posizioni di seconda e terza fila; per questo, da quando è giunto in prima fila, non manca di fare “marameo” ai potenti che ha scavalcato. Ma perché dovremmo assumere come questione politica quello che è soprattutto un complesso d’inferiorità mal risolto?
Seconda bugia. Brunetta ingigantisce le capacità cospirative e progettuali di imprenditori, banchieri, editori italiani. Teme che Luca di Montezemolo e Corrado Passera si mettano d’accordo con Gianfranco Fini e Pierferdinando Casini, sostenuti da Carlo De Benedetti e gli azionisti del “Corriere della Sera”? Ma va là, con poche eccezioni la borghesia italiana è talmente sgangherata da risultare sottomessa al potere berlusconiano di cui Brunetta è ingranaggio. Sono decenni che in questo paese si annunciano operazioni “terziste” che poi abortiscono. Brunetta se la prende con le “élite eversive della rendita parassitaria, burocratica, finanziaria, editoriale” sapendo perfettamente di far parte di un governo incapace, in difficoltà, che dispone di vasta maggioranza parlamentare ma non toccherà mai quelle rendite perché molti suoi sostenitori se ne avvantaggiano.
Terza bugia. Brunetta augura a “certa sinistra per male” (la sinistra “perbene” sono quelli che la pensano come lui) di “andare a morire ammazzata” (lui che si autocommisera di essere nel mirino dei terroristi), per una ragione che temo non riesca neppure a confessare a se stesso. Boicottato fin dentro il suo stesso governo, il ministro sente avvicinarsi l’ora in cui il suo bluff verrà “visto” dal popolo di cui ama riempirsi la bocca. Già una copertina dell’”Espresso” gli ha contestato i dati sul calo dell’assenteismo nella pubblica amministrazione, e Brunetta ha risposto parlando d’altro. Ma la vera domanda è: dopo tante chiacchiere, gli italiani che hanno a che fare con gli uffici pubblici si sono accorti di qualche miglioramento?

by Gad Lerner


martedì 22 settembre 2009

Siete bestie di satana e pedofili

“"BESTIE DI SATANA E PEDOFILI ECCO COSA SIETE VI HO QUERELATI ANCHE PERCHè DIETRO I VOSTRI CONTATTI (CHISSà PERCHè) NON ESISTE NESSUNO OH! CHE STRANO PEZZI DI MERDA SARESTE VOI DA SEPPELLIRE IN TOMBE VIVI SOTTO 100 METRI DI TERRA!”

Ecco uno dei commenti che non è stato pubblicato. Ora ognuno di voi può ben capire perché esista la moderazione dei commenti. Noi pubblichiamo tutti i commenti, ma non gli insulti e le minacce.

Questo “signore” che si è lasciato andare a uno sfogo isterico dice che ci ha denunciati. Bene, visto che noi possiamo risalire all’IP di ogni singolo commento e meglio di noi lo sa fare la polizia postale, oggi pomeriggio provvederemo a denunciare questo signore così ben educato alla Polizia e a citarlo in tribunale per diffamazione e calunnia.

Un dubbio sorge però: ha mai provato a scrivere un’e-mail alla nostra redazione? Perché ci paragona ai satanisti? Perché ci paragona ai pedofili?

Ognuno di voi potrà capire quanto siano gravi le accuse infondate rivolteci e non avremo alcuna remora a querelare questa persona.


domenica 20 settembre 2009

Antipasti e fascismo

Ecco come i francesi vedono l'Italia di Berlusconi.

video

Furio Colombo e la puerile vecchiaia di Berlusconi

Il brillante Furio Colombo, durante la notte bianca di Roma dell'8 luglio 2009, spiega ai presenti (per lo più giovani) quanto sia scaduta in volgarità la scena politica italiana, grazie al fattivo e decisivo contributo del centro destra e della Lega Nord soprattutto. Non dimentica di tralasciare che questa condizione penosa è frutto anche della passiva, inesistente e muta opposizione di un centro sinistra allo sbando più assoluto.

Il video è lungo, ma ne vale la pena. Ascoltate anche le utlime dichiarazioni tratte da un editoriale del New York Times.

 


venerdì 18 settembre 2009

La mafia fa le pentole, ma non i coperchi

A voi l’ultimo video di Marco Travaglio.


Le epurazioni ritornano: muore la libertà di informazione.

Oggi avrebbe dovuto svolgersi la manifestazione per la libertà di informazione. Non si svolgerà. Ma la mancanza di libertà di informazione sussiste, aumenta.

Il potere più becero e rozzo ha per sgabello i giornalisti più viscidi, che entrano nelle nostre case e manipolano le coscienze degli italiani e, a volte, ci riescono. Coloro che parlano contro il potere costituitosi con la massonica forza vengono epurati, cacciati, zittiti o messi in condizioni di non poter lavorare. Cosa sta succedendo a Raitre?

I giornali in mano al “lodato” da una legge che gli sospende i processi e lo rende così immune dalla giustizia, le tv del rais e quelle pubbliche sempre nelle mani di questi. Giornalisti querelati perché ripetono ciò che, qualche tempo prima, il direttore de Il Giornale o quello che resta della testata di Montanelli, aveva detto pubblicamente. Povera Italia.

Vi proponiamo, allora, tre video del grande Enzo Biagi, maestro del giornalismo italiano. Il primo è l’annuncio della sua epurazione, il secondo un'intervista di Biagi a Montanelli (censurata dalla Rai) e l’altro un’intervista fatta al mitico Enzo Biagi da Fazio.


Enzo Biagi, “un signore che fa il giornalista” che non ebbe “la libertà per decreto”, anzi. Qualcuno tentò di limitare la libertà di Biagi, epurandolo da Sofia. Per cinque anni, Biagi fu allontanato dalla Rai e magicamente, dopo la caduta dell’utilizzatore finale, ritornò nelle case di tutti noi. Stessa sorte, non dimentichiamolo, sebbene in maniera diversa, toccò anche a Indro Montanelli e quello che sentite dalla bocca di questo altro grande giornalista è la verità. Ricordatele!

Così parla un vero giornalista, così si esprime una persona onesta e moralmente educata. Imparino da questo Signore i giornalisti che, oggi, come zerbini sordidi e maleodoranti si assoggettano passivamente al potere più lurido e abietto.


Lo sconcertante rinvio della manifestazione di sabato 19

Flores d’Arcais: Il cordoglio e l’umana pietà per i militari italiani morti a Kabul sono incompatibili con la difesa della libertà di stampa?

di Paolo Flores d'Arcais

Il cordoglio e l’umana pietà per i militari italiani morti a Kabul sono incompatibili con la difesa della libertà di stampa? Solo a chi coltiva a una follia del genere poteva venire in mente di spostare la manifestazione di sabato, quasi che essa, in quanto di denuncia dell’attuale governo (anzi regime) debba essere vissuta come ipso facto anti-nazionale, anziché in sommo grado patriottica, come in effetti era, poiché con l’obiettivo di salvare il paese dall’abiezione in cui il berlusconismo lo sta precipitando.
La verità è che da molti quella manifestazione era stata indetta controvoglia. Nella Federazione della Stampa convive di tutto, infatti, dai giornalisti-giornalisti agli aficionados del killeraggio mediatico contro gli oppositori del regime (o anche i sostenitori del governo che solo accennino alla fronda), passando per tutte le gradazioni del giornalismo d’establishment. Le cause milionarie (megamiliardarie, se calcolate in vecchie lire) con cui l’egocrazia vuole piegare ogni residuo di libertà critica non sono cominciate infatti con i recenti casi di l’Unità e la Repubblica. Ne sanno qualcosa Antonio Tabucchi, per il quale si sono mobilitati scrittori di tutto il mondo, o Gianni Barbacetto, per non parlare delle infinite cause intentate contro Marco Travaglio. Ma non risulta che fino ad oggi la Federazione della Stampa si sia mossa in loro difesa, chiamando a manifestare.
La verità è che la manifestazione avrebbero dovuto indirla i partiti dell’opposizione, dispiegando tutte le loro forze organizzative e comunicative, affidando poi ai tre giuristi dell’appello che sta sfiorando 400 mila adesioni, Cordero, Rodotà e Zagrebelsky, tre tra le figure più alte dell’Italia di oggi, ogni decisione sugli interventi dal palco e lo svolgimento della manifestazione.
Rinunciando alla manifestazione non si dimostra un maggior cordoglio per i soldati italiani uccisi a Kabul. Si confessa solo il timore per il linciaggio mediatico che il regime avrebbe scatenato proprio con questo aberrante pretesto. Si confessa cioè la propria inadeguatezza a contrastarlo e rovesciarlo, quel linciaggio, facendo appello alla ragione e alla passione civile di decine di milioni di italiani che sarebbero stati certamente in grado di capire, e di condannare con ancora più forte convinzione un regime che avesse cinicamente strumentalizzato i morti per oltraggiare una manifestazione di libertà.


giovedì 17 settembre 2009

E il Tar del Lazio sconfessa la legge sul testamento biologico

La sentenza del Tribunale Amministrativo afferma che "a nessuno può essere imposta
l'alimentazione forzata se esprime la volontà di interromopere terapie giudicate inutili"

E il Tar del Lazio sconfessa la legge sul testamento biologico

ROMA - A nessuno, che sia cosciente o incosciente, possono essere imposte alimentazione e idratazione forzata e anche in caso di stato vegetativo un cittadino può esprimere ex post la propria volontà di interrompere terapie giudicate inutili, comprese proprio alimentazione e idratazione. Il Tar del Lazio - accogliendo un ricorso del Movimento difesa dei Cittadini all'ordinanza Sacconi emanata lo scorso anno, nei giorni del caso Eluana - boccia di fatto la legge sul testamento biologico già approvata alla Camera e al vaglio del Senato, nella quale si afferma che alimentazione e idratazione artificiali sono atti imprescindibili che il malato in stato vegetativo non può rifiutare tramite una dichiarazione anticipata di trattamento.

La sentenza.
"I pazienti in stato vegetativo permanente - si legge nella sentenza - che non sono in grado di esprimere la propria volontà sulle cure loro praticate o da praticare e non devono in ogni caso essere discriminati rispetto agli altri pazienti in grado di esprimere il proprio consenso, possono, nel caso in cui loro volontà sia stata ricostruita, evitare la pratica di determinate cure mediche nei loro confronti".


E ancora: il paziente "vanta una pretesa costituzionalmente qualificata di essere curato nei termini in cui egli stesso desideri, spettando solo a lui decidere a quale terapia sottoporsi". Il Tar, nella sentenza n. 8560/09, ha evidenziato che si tratta di questioni che coinvolgono il "diritto di rango costituzionale quale è quello della libertà personale che l'art. 13 (della Costituzione, ndr) qualifica come inviolabile".

Il Tribunale amministrativo ha poi ricordato che è entrata in vigore la convenzione internazionale sui diritti delle persone con disabilità che impone che venga loro garantito il consenso informato. Infine, ha sottolineato come il rilievo costituzionale dei diritti coinvolti escluda che gli stessi possano essere compressi dall'esercizio del potere dell'autorità pubblica.
La conseguenza è l'esclusione della giurisdizione del giudice amministrativo spettando, in caso di violazione dei principi richiamati dal Tar, al giudice ordinario garantire il pieno rispetto dei diritti della dignità e della libertà della persona.

LE REAZIONI
Il movimento difesa del cittadino. "Si tratta di una decisione estremamente importante - commenta l'avvocato Gianluigi Pellegrino che ha curato il ricorso per il Movimento Difesa del Cittadino - Il Tar infatti è giunto a individuare la giurisdizione del giudice ordinario proprio dopo aver sottolineato il carattere costituzionale e incomprimibile del diritto di scelta che ogni individuo ha con riferimento a qualsivoglia pratica e intervento che debba avvenire sul suo corpo". Secondo l'avvocato Pellegrino, in sostanza, il Tar sentenzia che "la volontà del paziente prevale su tutto, sia che la esprima a voce sia che sia espressa per iscritto o in altre forme".
Il ministro Maurizio Sacconi. "Se corrisponde al vero quanto contenuto in una nota che fa riferimento a una sentenza del Tar del Lazio sul caso di Eluana Englaro, questo rende di fatto ancora più urgente l'approvazione della 'norma Englaro'", sostiene il ministro del Welfare Maurizio Sacconi spiegando che la norma riguarderà "l'inalienabile diritto all'alimentazione e all'idratazione per offrire una certezza normativa coerente con l'articolo 2 della Carta costituzionale e con il riconoscimento del valore della vita che è presente nella tradizione largamente condivisa del nostro popolo".
Maurizio Gasparri (Pdl). "Su temi che riguardano la vita e la morte delle persone serve una norma di legge precisa e non la fantasia della giustizia amministrativa, che immaginiamo impegnata su temi più ordinari. Sarebbe ridicolo o forse agghiacciante se su un argomento così delicato la decisione definitiva fosse affidata al Tar".
Ignazio Marino (Pd). "La sentenza del Tar del Lazio chiarisce molte ambiguità che si erano create in occasione della drammatica vicenda di Eluana Englaro. Il Tar infatti afferma che non è possibile imporre l'alimentazione e l'idratazione artificiale a un paziente, nemmeno nel caso si trovi in stato vegetativo permanente".
Beppino Englaro. "Eluana vuol dire libertà pura in uno Stato di diritto. Non esiste nessuna 'norma Englaro': Englaro ha solo sollevato un problema davanti alla magistratura e ha avuto delle risposte, in primis mi riferisco alla sentenza della Corte Suprema di Cassazione", commenta Beppino Englaro dopo le dichiarazioni del ministro Sacconi.
Se la leggina voluta dal ministro dovesse vedere la luce, "si tratterebbe di un provvedimento anti-costituzionale, anti-medico e anti-scientifico, una vera e propria legge da Stato etico", afferma deciso Englaro, pur sottolineando di non voler entrare in polemica con il ministro. "Neanche lo Stato - sottolinea il papà di Eluana - può disporre della salute dei cittadini: si tratta di diritti inviolabili e costituzionalmente garantiti dall'articolo 2 della Carta, un articolo che afferma e garantisce i diritti dell'uomo, vera e propria chiave di volta di tutto il sistema costituzionale".

by Repubblica


«Trasferito perché firmai per Eluana»

Frate Fusco lascia l'eremo di Ronzano.

Il frate è da sempre vicino all’area «dissidente» della Chiesa Dal centro Servi di Maria di Ronzano sarà trasferito a Budrio

Frate Fusco

«Sconto il fatto di essere stato l'unico sacerdote bolognese ad aver firmato l'appello per la libertà sul fine vita durante il caso di Eluana Englaro». Ha parlato di pressioni della Curia per il suo allontanamento Frate Benito Fusco, che ha dato oggi l’addio all’eremo di Ronzano. Il frate, coordinatore per tre anni del Centro missionario Servi di Maria di Ronzano, ha annunciato il suo trasferimento a Budrio. «A pesare - ha proseguito frate Fusco - sono stati anche i titoli dei giornali che riportavano le mie dichiarazioni sul vescovo ausiliare, monsignor Ernesto Vecchi». Il riferimento è alle polemiche dello scorso gennaio sulla preghiera islamica in piazza Maggiore. Il frate, che ha un passato come militante nel movimento studentesco del ’77, è da sempre vicino ai gay cattolici e all’area «dissidente» della Chiesa.

«La decisione sul mio trasferimento - spiega - è stata presa dal priore dei Servi di Maria (l’ordine a cui appartiene il frate) e dal consiglio provinciale, che ogni tre anni rinnovano la composizione delle famiglie: io sono stato giudicato non idoneo a coordinare il nuovo programma dell’eremo di Ronzano».

LA REPLICA - Ma per il portavoce del cardinale, Adriano Guarnieri, «la Curia non solo non c'entra, ma anche volendo non può intervenire. Sarebbe una violazione del diritto canonico». A detta di Guarnieri, certe rotazioni all'interno delle congregazioni sono una «prassi secolare». Insomma, «quella di padre Fusco è un'interpretazione personale». Ma è certo che dal 1 ottobre entreranno a Ronzano quattro nuovi frati, mentre Fusco si trasferirà a Budrio.

LA LETTERA - Ai membri del'associazione, padre Fusco ha inviato una mail di ringraziamenti per la stima manifestata e per rassicurare che «nel rifugio di Budrio, tra patate e ocarine, avrò occasione di esprimere compiutamente tutte le ragioni della mia vicinanza a chi soffre e a chi grida i propri diritti, siano essi laici o religiosi, credenti o diversamente credenti». Padre Fusco ha lanciato inoltre l'invito per l'ultimo appuntamento della sua gestione, la Festa dei popoli, che si terrà all'eremo dal 18 al 20 settembre. La manifestazione vedrà la partecipazione, tra gli altri, del teologo spagnolo Josè Castillo («un ospite scomodo per il mondo ecclesiale», a detta di Fusco), che parlerà di «diritti umani nella Chiesa». Inoltre, è previsto un dibattito sul fine vita dal titolo «Il diritto di scegliere», coordinato dallo stesso Fusco, dal rettore dell'Università di Bologna Pier Ugo Calzolari e il direttore di Radio Popolare Bruno Giorgini.

Simone Celli


Vignetta di Vauro: flop di Porta a Porta

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Il galateo di Silvio Berlusconi

Il galateo di Silvio Berlusconi

Il monologo sulle donne tenuto al termine del vertice con Zapatero, per la sua disarmante franchezza, va considerato un documento memorabile di quale sia la cultura con cui Silvio Berlusconi ha sedotto l’Italia negli ultimi anni.
Quando Miguel Mora, giornalista del “Pais”, ha fatto cenno alle cene del premier con numerose giovani donne sconosciute, prima ancora di ascoltare la domanda Berlusconi lo ha interrotto fingendo di scherzare: “Invidioso, eh?”.
Egli calcola infatti che, sono ancora parole sue, “la maggioranza degli italiani vorrebbe essere come me”; e che qualsiasi uomo degno di questo nome, compreso il barbuto corrispondente del “Pais”, se disponesse di denaro sufficiente allestirebbe cene con quattro uomini e venti giovani donne sconosciute per volta. Difatti ha aggiunto: “C’è qualcuno fra i presenti, mi riferisco solo ai maschi, che non preferirebbe cenare con belle rappresentanti del gentil sesso anziché con persone d’aspetto meno gradevole?”.
Berlusconi è altrettanto convinto che alle donne piaccia essere considerate delle prede da conquistare. La seconda battuta di spirito con cui ha reagito a Miguel Mora che gli chiedeva conto della reputazione nazionale macchiata, è la seguente: “Guardi che molte turiste straniere hanno prenotato le vacanze per l’anno prossimo”. In altre, parole, la fama da sciupafemmine del capo del governo italiano, nella sua visione da bullo d’altri tempi, attirerebbe fameliche aspiranti da tutto il mondo.
Naturalmente l’impianto del Berlusconi seduttore resta in piedi solo se gli italiani accettano la sua certezza che le donne vadano con lui per via del suo fascino irresistibile. Cioè non per soldi, lavoro, richieste di favori, ma per amore. Per questo è stata rivolta a Patrizia D’Addario, ma attraverso di lei alle tante altre donne che potrebbero raccontare di aver trascorso per soldi, lavoro, richieste di favori una notte a Palazzo Grazioli o Villa Certosa, la frase più minacciosa della conferenza-stampa: “Con i quattro reati di cui è responsabile, in totale, rischia 18 anni di carcere. Non ho ancora deciso se fare causa”: A buona intenditrice, poche parole. Personalmente trovo indegna la sottovalutazione di questa minaccia pubblica rivolta a una persona, Patrizia D’Addario, che ha detto solo la verità. Perché mai il suo comportamento di escort che ha raccolto prove per incastrare il cliente dovrebbe essere considerato moralmente più riprovevole di quello degli uomini che l’hanno usata?
La bugia più grossa che Berlusconi dice agli altri per poter continuare a dirla a se stesso, riguarda il suo potere seduttivo: “Per uno come me, che ama conquistare, la gioia più bella è la conquista, se tu paghi una donna che soddisfazione può esserci?”. Qualcuna prima o poi dovrà pur spiegargli che non è per amore se, dalle prime ballerine di “Drive In” a oggi, in tante gli si sono concesse. Ma lui non capirà. Glielo impedisce l’impalcatura stessa del suo ego. Quando, rivolgendosi al capo del governo spagnolo che lui stesso nell’aprile 2008 aveva definito “troppo rosa” vuole spiegare che si trattò solo di una battuta, Berlusconi precipita in una confusione rivelatrice: “Ma come, in Italia sono stranoto per essere ammiratore dell’altra metà del cielo”, di cui enumera generoso le virtù, salvo aggiungere: “Le donne sono il regalo più bello che Dio ha dato a noi uomini”. E per toglierci ogni equivoco su quel che ha in mente, si rivolge a Zapatero: “L’Italia è la patria di Casanova, dei playboy, degli amatori, come pensate allora che il presidente italiano possa dire una cosa del genere?”.
Ho sempre pensato che non possa accadere niente di peggio a un seduttore che scoprirsi di colpo ridicolo. Difatti ora Berlusconi, perduta l’ammirazione femminile, è inferocito.

Gad Lerner


mercoledì 16 settembre 2009

Palermo manifesta contro l’omofobia

In tutta Italia, a seguito dell’escalation di violenze nei confronti di persone omosessuali, transessuali e lesbiche, si moltiplicano le manifestazioni contro l'omofobia e anche a Palermo ce ne sarà una.

La manifestazione STOP OMOFOBIA si svolgerà venerdì 18 settembre e il raduno si svolgerà alle 18.00 a Piazza S.Oliva (vicino piazza Politeama).

Invitiamo tutti a partecipare.

L’OMOFOBIA è LA VERA MALATTIA

stopomofobia.palermo@gmail.it


Il duce ha consegnato le case

Ci ricorda qualcosa, ma non riusciamo a capire cosa. Uno spettacolo vile e infido messo in scena proprio ieri, facendo del dolore e della sfortuna della gente meschina commedia da avanspettacolo.


Submission: l’islam integralista e la violenza sulle donne

Sarà anche datato (fu pubblicato nel 2004), ma l'attualità di questi fotogrammi di certo non è storia. E' pura attualità. La condizione delle donne nell'Islam, è attualità. La notizia, di pochi giorni fa, di una bambina yemenita morta per parto a 12 anni, dopo esser stata data in sposa a 11, è attualità. Come è attualità la libertà di parola e di pensiero e di stampa; il diritto di poter dire la propria, di poter criticare, senza rischiare di essere accoltellati in pubblica piazza, come accadde per Theo Van Gogh; o senza rischiare di trascinarsi dietro una fatwa, di finire braccati dai cacciatori di taglie dell'Islam, come accadde e accade per Ayaan Hirsi Alì.


Submission è un cortometraggio della durata di circa 10 minuti girato in inglese, diretto dal regista olandese Theo van Gogh e scritto da Ayaan Hirsi Ali, un ex membro del Partito del Popolo per la Libertà e la Democrazia nel parlamento olandese.
Il titolo della pellicola è una diretta traduzione del termine Islam. Il film parla delle donne maltrattate in famiglie mussulmane: esso riporta la storia di una donna mussulmana picchiata e violentata da un proprio parente. Nel film i corpi vengono usati come una tela su cui riportare versetti del Corano.


Il 2 novembre 2004 Theo van Gogh venne assassinato in pubblico da Mohammed Bouyeri, un islamista residente in Olanda. Sul cadavere venne ritrovata una lettera [1] appuntata con un pugnale che metteva in relazione l'assassinio con il film e la visione di van Gogh nei confronti dell'Islam, giudicata blasfema dagli integralisti. La lettera era indirizzata a Hirsi Ali e chiamava alla Jihad contro gli infedeli, gli Stati Uniti, l'Europa, l'Olanda e la stessa Hirsi Ali.
Dopo l'assassinio del regista, Submission guadagnò una fama internazionale. Il film venne ritirato dal festival di Rotterdam ma venne mostrato in televisione in numerosi paesi europei, fra cui: Olanda, Danimarca, Italia (RAI).
(FONTE: WIKIPEDIA)

Nephilim


martedì 15 settembre 2009

L'ora di religione sia cattolica

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lunedì 14 settembre 2009

Farinella: “Vaticano complice di Berlusconi”

Pubblichiamo la lettera di Paolo Farinella, prete cattolico, al Signorotto di Arcore.
Avremmo voluto presentare un sunto della lunga lettera, ma abbiamo trovato serie difficoltà nel decidere quali parti pubblicare o omettere, così abbiamo optato per la pubblicazione integra della missiva.

Crediamo che sia importante spendere un momentino del vostro tempo. Se iniziate a leggerla, vi assicuro che andrete fino in fondo.

Questo prete spiattella in faccia all'utilizzatore finale l'essenza della sua presidenza, senza risparmiargli nulla, a differenza di quanto non ha fatto quel letamaio chiamato Vaticano, in cui risiede un uomo che indossa gonnelle bianche. Il sacerdote sottolinea e denuncia la connivenza affaristica della chiesa cattolica e evidenziando quello che noi diciamo da tempo.

Ogni buon cattolico dovrebbe sentirsi offeso dal papa, dalla cei e da tutte le sette che hanno appoggiato e appoggiano l'utilizzatore finale e il suo governo eversivo. Una chiesa vile e spregevole, che, oggi più che mai, rivela il suo volto falso, ipocrita e venale. Una chiesa che ha taciuto i comportamenti amorali del PEGGIOR presidente del consiglio nei 150 anni della storia d'Italia per meri interessi economici e di potere. Una chiesa che è tutto fuorché Santa. Una chiesa così meschina che non può dare lezioni di morale a nessuno, visto che ne è totalmente priva.

 

Sig. Presidente «pro tempore»
del Consiglio dei Ministri
Silvio Berlusconi,
Palazzo Chigi
00100 Roma


Lettera di ripudio


Il mio nome è Paolo Farinella, prete della Chiesa cattolica residente nella diocesi di Genova. Come cittadino della Repubblica Italiana, riconosco la legittimità formale del suo governo, pur pensando che lei abbia manipolato l’adesione della maggioranza dei pensionati e delle casalinghe che si formano un’idea di voto solo attraverso le tv, di cui lei ha fatto un uso spregiudicato e illegittimo. Lei in Italia possiede tre tv e comanda quelle pubbliche nelle quali ha piazzato uomini della sua azienda o a lei devoti e proni. Nel mese di agosto 2009 ha inaugurato una nuova tv africana, Nessma, a cui ha fatto pubblicità sfruttando illecitamente la sua posizione di presidente del consiglio e dove ha detto il contrario di quello che opera in politica e con le leggi varate dal suo governo in materi di immigrazione. Se lei è pronto a smentire, come è suo solito, ecco, si guardi il seguente filmato e giudichi da lei perché potrebbe trattarsi di Veronica Lario travestita da lei:
<
http://www.youtube.com/watch?v=Se3yqycsMyg&feature=video_response >.
Faccia vedere il video ai suoi amici leghisti e nel frattempo ascolti cosa dice il sindaco di Treviso, lo sceriffo Giancarlo Gentilini del partito di Bossi, ad un raduno del suo partito xenofobo dove ha esposto «Il vangelo secondo Gentilini» con chiarezza diabolica: «Voglio la rivoluzione contro gli extracomunitari … Voglio la rivoluzione contro i bambini degli immigrati … Ho distrutto due campi di nomadi e ne vado orgoglioso. Voglio la rivoluzione contro coloro che vogliono le moschee: i musulmani se vogliono pregare devono andare nel deserto, ecc. ecc. Questo è il Vangelo secondo Giancarlo Gentilini (sindaco di Treviso): “Tutto a noi e se avanza qualcosa agli altri, ma non avanzerà niente”». Questo il link con la sua voce in diretta; si prepari ad ascoltare il demonio in persona:
<
http://www.youtube.com/watch?v=_WCZNQJkV3E&feature=related >.
Legittimità elettorale e dignità etica
Riconoscere la legittimità del suo governo, con riserva etico-giuridica, non significa riconoscere anche la sua legittimità morale a governare il Paese perché lei non ha alcuna cultura dello Stato e delle sue Istituzioni, ma solo quella di difendere se stesso dalla Giustizia e i suoi interessi patrimoniali che sotto i suoi governi prosperano alacremente. Il conflitto di interessi pesa come un macigno sulla Nazione e la sua economia, ma lei è bravo ad imbrogliare le carte, facendolo derubricare nella coscienza della maggioranza che ne paga le conseguenze economiche e democratiche. Cornuti e mazziati dicono a Napoli.
Quando la sua maggioranza si sveglierà dall’oppio che lei ha diffuso a piene mani sarà troppo tardi e intanto il Paese paga il conto dei suoi avvocati, nominati da lei senatori, cioè stipendiati con soldi pubblici. Allo stesso modo stiamo pagando i condoni fiscali che lei si è fatto su misura sua e della sua azienda, sottraendo denaro al popolo italiano. In morale questo viene definito come doppio furto.
Da quando lei «è sceso in campo», l’Italia ha iniziato un degrado inesorabile e costante che perdura ancora oggi, codificato nel termine «berlusconismo» che è la sintesi delle maledizioni che hanno colpito l’Italia sia sul piano economico (mai l’economia è stata così disastrata come sotto i suoi governi), su quello sociale (mai si sono avuti tanti poveri, disoccupati e precari come sotto i suoi governi), e su quello civile (mai come sotto i suoi governi è sorta la categoria del «nemico» da odiare e da abbattere). Lei, infatti, usa la menzogna come verità e la calunnia come metodo, presentandosi come modello di furbizia e di utilizzatore finale di leggi immorali e antidemocratiche come tutte quelle «ad personam».
Nei confronti dell’ultima illegalità, che grida giustizia al cospetto di Dio, il decreto 733-B/2009, che segna una pietra miliare nel cammino di inciviltà e di negazione di quelle radici cristiane di cui la sua maggioranza ama fare i gargarismi, sappia che siamo cento, mille, diecimila, milioni che faremo obiezione di coscienza all’ignobile e illegale decreto, pomposamente detto «decreto sicurezza»: diventeremo tutti clandestini e sostenitori dei cittadini di altri Paesi, specialmente africani, in quanto «persone», anche se clandestini, a costo della nostra vita. Dobbiamo ubbidire alla nostra coscienza piuttosto che alle sue leggi razziali e disumane. La legge che definisce l’immigrazione come illegalità è un insulto a tutte le Carte internazioni e nazionali sui «diritti», un vulnus alla dottrina sociale della Chiesa e colloca l’Italia tra le nazioni responsabili delle stragi degli innocenti, perseguitati e titolari del diritto di asilo.
Essere «alto» ed essere »grande»
Lei non è e non sarà mai uno «statista» se sente il bisogno di fare vedere alle sue donnine i filmati che lo ritraggono tra i «grandi». Per essere «grande», non basta rialzare le suole delle scarpe, ma occorre avere una visione oltre se stesso, una visione «politica» che a lei è estranea del tutto, incapace come è di vedere oltre i suoi interessi. Per potere emergere dallo squallore in cui lei è maestro, ha profuso a piene mani il virus dell’antipolitica, il qualunquismo populista, trasformando la «polis» da luogo di convergenza di ideali e di interessi a mercato di convenienza e di sopraffazione. Lei, da esperto di vecchio pelo, ha indotto i cittadini ad evadere il fisco che in uno Stato democratico è prevalentemente un dovere civile di solidarietà e per un cristiano un obbligo di coscienza perché strumento di condivisione per servizi essenziali alla corretta e ordinata convivenza civile e sociale. Durante il suo governo le tasse sono aumentate perché incapace di porre un freno alla spesa pubblica che anzi galoppa come non si è mai visto. Non faccia confusione tra «essere alto» e «essere grande», come insegna Napoleone che lei ben volentieri scimmiotta, senza riuscire ad eguagliare l’ombra del dittatore.
Lei non può negare di essere stato piduista (tessera n. 1816) e forse di esserlo ancora, se come sembra, con il suo governo cerca di realizzare la strategia descritta nei documenti sequestrati al gran maestro Licio Gelli, a Castiglion Fibocchi (Comunicato Ansa del 17 marzo 1981 ore 12:18, da cui emerge il suo numero di tesserato; cf intervista di Licio Gelli su Repubblica.it del 28-09-2003).
La maledizione italiana
A lei nulla importa dei valori religiosi, etici e sociali, che usa come stracci a suo comodo esclusivo, senza esimere di vantarsi di essere ossequioso degli insegnamenti etici e sociali della Chiesa cattolica, di cui si è sempre servito per averne l’appoggio e il sostegno. Partecipa convinto al «Family-Day» in difesa della famiglia tradizionale, monogamica formata da maschio e femmina e poi ce lo ritroviamo con prostitute a pagamento che registrano la sua voce nel letto di Putin; oppure spogliarelliste che lei ha nominato ministre: è lecito chiedersi, in cambio di cosa? Come concilia questo suo comportamento con le sue dichiarazioni di adesione agli insegnamenti della Chiesa cattolica? La «corrispondenza d’amorosi sensi» tra lei, il Vaticano e la gerarchia cattolica è la maledizione piombata sull’Italia ed una delle cause del progressivo e costante allontanamento dalla Chiesa delle persone migliori. I prelati, come sempre nella storia, fanno gli affari loro e lei che di affari se ne intende si è lasciato usare ed ha usato senza scrupoli offrendo la sua collaborazione e cercando quella della cosiddetta «finanza cattolica» legata a doppia mandata con il Vaticano. Se volesse avere la documentazione di legga il molto istruttivo saggio di Ferruccio Pinotti e Udo Gümpel, «L’unto del Signore», BUR, Rizzoli, Milano 2009.
Gli ecclesiastici, da perfetti «uomini di mondo, hanno capito che con lei al governo potevano imporre al parlamento leggi e decreti di loro interesse, utilizzandolo quindi come braccio secolare. Per questo obiettivo, devono però rinunciare alla loro religiosità e adeguarsi alla paganità del potere che esige la contropartita. Lei, infatti, è sostenuto dall’Opus Dei, da Comunione e Liberazione e da tutte le organizzazioni e sètte cattoliche che si lasciano manovrare a piacimento con lo spauracchio dei «comunisti» e con l’odore satanico dei soldi.
Il Vaticano e i vescovi, non essendo profeti, ma esercenti gestori di una ditta pagana, non hanno saputo o voluto cogliere le conseguenze nefaste che sarebbero derivate al Paese da questo connubio incestuoso; di fatto sono caduti nella trappola che essi stessi e lei avevate preparato. L’incidente di Vittorio Feltri, da lei, tramite la famiglia, nominato direttore del suo «Il Giornale» con cui uccide sulla pubblica piazza Dino Boffo, direttore di «Avvenire» portavoce della Cei, va oltre le vostre intenzioni e come un granellino si sabbia inceppa il motore. Oppure, secondo l’altra vulgata, tutto sarebbe stato progettato da lei e Bertone per permettere a questi di mettere le mani sulla Cei e a lei di fare tacere un sussurro appena modulato di critica sui suoi comportamenti disgustosi. Senza volersi arrampicare sugli specchi forse si è verificato un combinato disposto, non nei tempi e nelle forme da voi progettato.
Il giorno 7 agosto 2009, in un colloquio riservato con il cardinale Angelo Bagnasco, lo misi in guardia: «Stia attento – gli dissi – e si prepari alla guerra d’autunno perché con la nomina di Feltri al Giornale di Berlusconi (20-07-2009), la guerra sarà totale e senza esclusione di colpi. Berlusconi non può rispondere alle domande di la Repubblica e non può andare in tv a dare spiegazioni. Può continuare a negare sulle piazze per gli allocchi, ma nemmeno lui, menzognero di professione potrebbe negare davanti a domande precise e contestazioni puntuali. Per questo non lo farà mai, tanto meno in Parlamento. Non ha che un mezzo: sguazzare nel fango facendolo schizzare su tutti e su tutto, in base al principio che se tutto è infangato, nessuno è infangato». Il cardinale mi guardò come stupito e incredulo, reputando impossibile la mia previsione. Credo che ora si morda le labbra.
Eppure credo anche che lei sia finito: per la finanza internazionale e per gli interessi di coloro che lo hanno sostenuto, Vaticano compreso, lei ora è ingombrante e impresentabile e deve essere sostituito, ma lei non cadrà indenne, farà più danni che potrà, un nuovo Sansone in miniatura. Lei sa che deve andarsene, ma sa anche che passerà alla storia non come quel «grande, immenso» presidente che è stato lei, ma come «l’utilizzatore finale di prostitute che altri pagavano per conto suo». Non c’è che dire: lei è un grande in bassezza e amoralità.
Spergiuro
Nella trappola non è caduto il popolo di Dio, formato da «cristiani adulti» che tanto dispiacciano al papa «pro tempore» Benedetto XVI: lei non potrà mai manipolarli come non potrà mai possedere le coscienze dei non credenti austeri, cultori della laicità dello Stato che lei vilipende e svende, sempre e comunque, per suo inverecondo interesse. Lei ha la presunzione ossessiva di definirsi liberale, ma non sa cosa sia il liberismo, mentre è l’ultima caricatura di promettente e decadente comunista sovietico di stampo breshnieviano, capace di usare il popolo per affermare la propria ingordigia patologica di potere. D’altronde il suo amico per la pelle non è l’ex «kgb» Vladimir Vladimirovič Putin, nella cui dacia è ospitato secondo la migliore tradizione comunista italiana?
Dal punto di vista della morale cattolica, lei è uno spergiuro perché ha giurato sulla testa dei suoi figli, senza pudore e alcuni giorni dopo il «ratto di Noemi», ha dato dello stesso fatto diverse versioni differenti, condannando se stesso e la testa dei suoi figli alla pena dello spergiuro che già Cicerone condannava con la «rovina» e l’esposizione all’umana infamia: «Periurii poena divina exitium, humana dedecus – La pena divina dello spergiuro è la rovina e l’infamia/il disprezzo degli uomini» (De legibus, II, 10, 23; cf anche De officis, III, 29, 104;in Cicerone, Opere politiche e filosofiche, a c. di Leonardo Ferrero e Nevio Zorzetti, vol. I, UTET, Torino, 1974, risp. p. 489 e p. 823). Anche il Diritto Canonico, per sua informazione, riserva allo spergiuro «una giusta pena» (CJC, can. 1368), demandata all’Autorità, in questo caso il papa, che avrebbe dovuto comminarle la pena canonica, invece di indirizzarle una lettera diplomatica per il g8 e i suoi «deferenti saluti». Non ci può essere deferenza, tanto meno papale, per un uomo che ha toccato il fondo della dignità politica e morale.
Gli ultimi fatti di Villa Certosa e Palazzo Grazioli hanno sprofondato lei (non era difficile), ma anche l’Istituto Presidenza del Consiglio in un letamaio senza precedenti. Mai l’Italia è stata derisa nel mondo intero (ormai da quattro mesi continui) a causa di un suo presidente del consiglio che, su denuncia della moglie, frequenta le minorenni e sempre per ammissione della moglie che lo frequenta da oltre trent’anni, per cui si presume lo conosca bene, è malato e come un dio d’altri tempi esige per la sua perversione, sacrifici di giovani vergini per nascondere a se stesso i problemi del tempo che inesorabilmente passa, nonostante il trucco abbondante.
Affari privati o deriva di Stato?
Lei dice di volere difendere la sua privacy, ma non c’è privacy per uno che ha portato i suoi fatti «privati» in tv attaccando indecorosamente la sua stessa moglie che ha intrapreso la strada del divorzio. Forse lei ha dimenticato che sull’immagine della sua «felice famiglia italiana» lei ha costruito se stesso e la sua fortuna politica ed economica. Lei si comporta per quello che è: uno spaccone che in piazza si vanta di tutto ciò che non ha mai fatto e poi pretende che nessuno ne parli. Se lei mette il segreto di Stato sulle sue ville, queste diventano ipso facto «affare politico» perché lei le usa anche per incontri istituzionali e quindi fanno parte dell’Istituzione della presidenza del consiglio. Lei non ha diritto alla vita privata, quando si comporta da uomo pubblico e promette carriere tv o posti in parlamento a donnine compiacenti che la sollazzano nel suo «privato». Non è lei che ha detto in una intercettazione, parlando con Saccà che «le donne più son cattoliche più son troie»? Può spiegare, di grazia, il significato di queste parole altamente religiose e rispettose delle donne e indicarci a chi si riferiva? C’entrano le due donne che siedono nel suo governo e che si vantano di essere cattoliche: la Carfagna e la Gelmini?
Lei e suoi paraninfi continuate a dire che si tratta di questioni private senza rilevanza pubblica, sapendo di mentire ancora e senza pudore. Sarebbero affari privati se Silvio Berlusconi non fosse presidente del consiglio che alle donnine che gli accompagnano anche a pagamento, non promettesse incarichi in aziende pubbliche (tv) o posti in parlamento se non addirittura al governo. Vorrei chiederle per curiosità: quali sono i meriti e le benemerenze delle ministre Mara Carfagna e Maria Stella Gelmini per essere assurte, non ancora quarantenni, a posti di rilievo nel suo governo? Perché Mara Carfagna posava nuda o la Gelmini prendeva l’abilitazione in Calabria?
Le sue ville sono ancora sotto la tutela del segreto di Stato e quindi guardate a vista da polizia, carabinieri, esercito? A spese di chi? Può ancora dire che sono residenze private? Fu lei in persona ad andare dal suo devoto suddito Bruno Vespa a rispondere pubblicamente a suo moglie, Veroni Lario, rendendo pubblici i fatti che la riguardavano e attaccando sua moglie senza alcuna pietà, facendo pubblicare dal suo «killer mediatico» le foto di sua moglie a seno nudo di quando faceva l’attrice. Non credo che lei possa dire che le sue vicende sono private perché ci riguardano tutti, come cittadini e come suoi «sovrani» costituzionali perché una cosa è certa: noi non abdicheremo mai alla nostra dignità di cittadini sovrani figli orgogliosi della nostra insuperabile Costituzione. Noi non permetteremo mai che lei diventi il «padrone» della nostra dignità.
Per lei è cominciato l’inizio della fine perché il suo declino è iniziato nel momento stesso in cui è andato nella tv di Stato compiacente e, senza contraddittorio, alla presenza del solo cerimoniere e maggiordomo fidato, ha cominciato a farfugliare bugie, contraddizioni, falsità che non hanno retto l’urto dei fatti crudi. Se lei fosse onesto, anche solo per una parte infinitesimale, dovrebbe rassegnare le dimissioni, come aveva promesso nel suddetto, compiacente recital.
Strategie convergenti
Lei può fare affari col Vaticano e chiudere nel cassetto morale e dignità, ma sappia che il Vaticano non è la Chiesa, per nostra fortuna e per sua e vostra disgrazia. Noi, uomini e donne semplici, vogliamo onorare e difendere la nostra dignità e la nostra fede, contro ogni tentativo di manipolazione e di incesto tra altare e politica. Purtroppo lei, supportato da parte della gerarchia, ha fatto scadere la «politica» da arte a servizio del bene comune a mercimonio di malaffare e a sentina maleodorante. Le istituzioni cattoliche che lo hanno appoggiato ne portano, con lei, la responsabilità morale, in base al principio giuridico della complicità.
Strana accoppiata: i difensori della moralità ufficiale, costretti a tacere per mesi di fronte a comportamenti indegni e a leggi inique, perché lautamente ricompensati o in vista della mancia promessa. Trattasi solo di un baratto di cui i responsabili dovranno rendere conto. I vescovi hanno ritrovato la parola quando si sono visti attaccare, inaspettatamente, da lei con avvertimenti di stampo mafioso (per interposta persona). La gerarchia, in genere felpata e compassata, in questo frangette è risorta come un sol uomo, arruolando anche il papa alla bisogna, ma cogliendo anche l’occasione per dare corpo alle vendette interne e regolare i conti tra ruiniani e bertoniani. Come insegna l’amabile Andreotti «la vendetta è un piatto che si gusta freddo». Strategie convergenti che hanno sprigionato il disgusto del popolo cattolico e dei cittadini che ancora pensano con la propria testa.
Ripudio
Io, Paolo Farinella, prete mi vergogno della sua presidenza, per me e la mia Nazione e, mi creda, in Italia siamo la maggioranza che non è quella elettorale, ottenuta da una «legge porcata» che ben esprime l’identità della sua maggioranza e del governo e di lei che lo presiede (o lo possiede?). Lei potrà avere il sostegno del Vaticano (uno Stato estero) e della Cei che con il loro silenzio e le loro arti diplomatiche condannano se stessi come complici di ingiustizia e di immoralità.
Per questi motivi, per quanto mi concerne in forza del mio diritto di cittadino sovrano, non voglio più essere rappresentato da lei in Italia e all’Estero, io la ripudio come politico e come presidente del consiglio: lei non può rappresentarmi né in Italia e tanto meno all’estero perché lei è la negazione evidente di tutto quello in cui credo e spero di vedere realizzato per il mio Paese. sia perché non mi rappresenta sia perché è indegno di rappresentare il buon nome dell’Italia seria, laboriosa e civile e legale che amo e per la quale lotto e impegno la mia vita. Non importa che lei abbia la maggioranza parlamentare, a me interessa molto di più che non abbia la mia coscienza
Io, Paolo Farinella, prete ripudio lei, Silvio Berlusconi, presidente pro tempore del consiglio dei ministri e tutto quello che rappresenta insieme a coloro che l’adulano, lo ingannano, lo manipolano e lo sorreggono: li/vi ripudio dal profondo del cuore. in nome della politica, dell’etica e della fede cattolica. La ripudio e prego Dio che liberi l’Italia dal flagello nefasto della sua presenza.
Genova 09 settembre 2009
Paolo Farinella, prete


Le stupide candele di facebook per Vespa

In questo momento gira su facebook un’iniziativa che rasenta il demenziale, ossia quella di accendere una candela domani durante la trasmissione di Vespa su L’Aquila per manifestare il proprio disappunto. A noi sembra stupido tutto ciò: meglio boicottare il programma non guardando lo spot propagandistico del duce, meglio presidiare e fare sit-in davanti alle sedi rai in ogni regione, meglio avvisare gli amici e dire loro di non guardare il vespasiano puzzolente.

La libertà di espressione dovremmo ottenerla manifestando e lottando pacificamente, non accendendo candele.

A voi due video significativi.

 


Vespa nominato Ministro per la Propaganda

Tutti fermi, tutti zitti. Il duce deve fare propaganda e chi meglio del suo fido Vespa per cantare le gesta prodigiose del super presidente? Pensate un po’, fra qualche mese Vespa sarà il ministro per la propaganda. Chissà come piangerà Emilio Fede, quel posto era suo.

Sta di fatto che la Rai sta diventando sempre più Mediaset: di Berlusconi e per Berlusconi. Non si è mai visto un programma unico per celebrare il governo, queste cose avvenivano nell’Italia di Mussolini e non è che ci discostiamo tanto, è pur vero questo.
Ma la cosa che fa rabbrividire è che Ballarò di Floris, che va in onda sulla terza rete e non su Raiuno, sia stato spostato per non interferire con la propaganda del rais di Arcore. Stiamo parlando di due reti e palinsesti diversi. Una trasmissione già preparata, da tempo annunciata e cancellata solo per far piacere al don Rodrigo, che sguinzaglia i suoi Bravi per acciuffare la bella Lucia: la democrazia.

Ma il vassallo di Porta a Porta, fedele suddito di sua bassezza televisiva, risponde che si tratta di un riconoscimento alla sua trasmissione per aver raccolto fondi per l’Aquila. Cosa cosa? Occorre un riconoscimento? Caro Vespa, tu non hai fatto niente, tranne che propaganda. Quei soldi si sarebbero raccolti comunque anche senza ala tua trasmissione, come è successo per lo Tzunami. Vergogna!

Siamo stanchi, è troppo. Berlusconi se ne deve andare via, non possiamo tollerare oltre. Lo tolleriamo come si tollera una zecca molesta nelle zone genitali e perianali da ben 15 anni: vogliamo giungere a un altro Ventennio?


Quale dialogo con la Destra e la Lega?

Ecco uno degli ultimi video di don Giorgio De Capitani.


domenica 13 settembre 2009

Niente “finocchi” nella nostra spiaggia

Bruxelles_Gay_pride_8 E’ appena giunta alla redazione di AteaMente una lettera che ha un qualcosa di sconvolgente.

Leggendo le righe che seguono, noterete quanto sia ipocrita e bigotto il nostro Paese, per non dire falso. L’amico che ci scrive denuncia di essere stato discriminato insieme al suo compagno solo perché loro due sono omosessuali.

Nella lettera, emerge chiaramente come le coppie etero, che praticano naturismo in quell’area, non si limitino solo a girare come mamma li ha fatti, cosa peraltro normale in un campo di naturisti. No, a loro è concesso anche il diritto di accoppiarsi liberamente negli anfratti che gli scogli concedono e ciò non dà fastidio. Mentre un bacio o un abbraccio casti sono oggetto di scandalo se queste tenerezze se le scambiano due uomini.

A Gianluigi e al suo compagno va la nostra vicinanza morale, anche se sappiamo bene che non servirà a cancellare l’umiliazione subita. Ma vogliamo dirvi che non siete soli e, che oggi più che mai, è necessario denunciare queste vili discriminazioni.

Più che un campo nudista, l’esperienza di questo nostro amico e del suo compagno ci ricordano altri campi, nei quali gli omosessuali erano privati della dignità e costretti a girare con i triangoli rosa attaccati al braccio. Ci ricordano vigliaccherie che avremmo preferito dimenticare e che, purtroppo, sono sempre attuali.

Cari amici di AteaMente,
mi chiamo Gianluigi e vivo a Rimini. Volevo raccontarvi la mia disavventura estiva. Qualche mese fa cercando di pianificare le vacanze io e il mio compagno ci siamo posti la possibilità di fare una esperinza naturista, in quanto già dove possibile la pratichiamo con una certa regolarità. Siamo venuti a conoscenza dell'esistenza di una tradizione in Croazia di strutture (camping) dedicati a chi ama questo tipo di esperienza, successivamente però veniamo a sapere che esiste in Italia e più precisamente in Calabria un campeggio naturista, in una riserva naturale chiamato Pizzo Greco, ben rodata e organizzata. Ci siamo così mossi per avere maggiori informazioni: scopriamo che è regolarmente iscritta alla federazione internazionale naturista, che accolgono indifferentemente famiglie e coppie gay senza nessun tipo di problema, dato che si rifanno a un ideale naturista valido, riconosciuto in tutto il mondo che è fatto di tolleranza e pace. A questo punto mi sono mosso per contattare questo campeggio e la signorina molto gentilmente mi ha chiesto se quello con cui sarei venuto fosse il mio compagno; ho risposto di sì e lei ancora più gentilmente mi ha detto che ciò era la cosa giusta perchè evitano di far entrare singoli onde evitare che si crei un 'territorio di conquista' o per morbosità varie.
Atto secondo: Primi giorni in questo campeggio tutto perfetto: gente di ogni età, famiglie con bimbi, qualche coppia gay ma molto silenziosa e sobria ma a noi va bene anche così.
Atto Terzo: dopo qualche giorno, conoscendo qualche coppia (etero, i gay mica parlano...) cominciamo a capire che in questo campeggio la gran parte delle persone vanno lì per praticare liberamente quello che in altri luoghi è più difficile, per inciso scambio di coppia e voyerismo dietro gli scogli... ma a me la cosa in sè non fa problema in quanto ognuno è maturo per sciegliere il meglio per sè.
Atto quarto: dopo qualche giorno un signore di servizo del camping ci viene a cercare e ci dice che vogliono parlare con noi in direzione (avete presente quando ci chiamavano dalla preside?...), noi già eravamo preparati, c'era qualcosa che non andava nell'aria.
Una gestrice del campeggio ci comunica che alcune coppie si erano 'lamentate' di alcuni nostri comportamenti, ritenuti 'poco opportuni'... Quali erano i gesti 'incriminati': semplicemente qualche casto bacio e un abbraccio altrettanto pudico, per altro in acqua, in spiaggia.
Sottointeso che tale scandaloso comportamento non era cosa gradita in quella struttura.. e al nostro educato ma serio rispondere che nella stessa spiaggia si praticava tranquillamente sesso, anche di gruppo la risposta è stata laconica 'occhio non vede, cuore non duole'.
Sintetizzando: Per i tanto 'illuminati' e aperti naturisti vanno bene lo scambio di coppia, il sesso tra gli scogli, ma a condizione che sia tra etero.. ma un bacio tra due ragazzi no... è scandaoso: "Sai… ci sono le famiglie coi bambini…". Morale i gay sono benvenuti ("restate pure,fregatevene'!) a condizione che restino al loro posto e si comportino come i buoni amici (etero)...
Capite da voi che siamo rimasti senza parole e io personalmente abbastanza sconfortato nel vedere come ancora persistano discriminazioni palesi, ma ancora di più se portate avanti in strutture che si dicono 'accoglienti' e con 'Alti ideali'.
Va da sè che il giorno dopo abbiamo smontato le tende (..è il caso di dirlo :-) e ce ne siamo andati alla volta di Torre del lago, più per un bisogno di respirare un senso di accoglienza che per altro. Ma noi l'abbiamo vissuta davvero come una sconfitta.
Per inciso il campeggio naturista in questione si chiama Pizzo Greco e si trova ad Isola di Capo rizzuto. Ci tornerei di nuovo perchè è un posto che merita, ma oggi non lo consiglierei a nessuno.
Grazie per avermi ascoltato in questo mio piccolo sfogo ma spero che possa essere interessante come esperienza.
Un saluto e complimenti ancora per ciò che fate!

Gianluigi


Yemen: 12enne muore di parto

Una sola parola:

VERGOGNA!

 

Un anno fa era stata costretta alle nozze, bimbo e' nato morto

(ANSA) - SANAA, 13 SET - Era stata ritirata da scuola e mandata in sposa a 11 anni. A 12 anni una bambina yemenita e' morta dando alla luce il suo primo figlio. Secondo l'Organizzazione yemenita per la protezione dell'infanzia, Fawzia Abdallah Youssef e' morta' venerdi' per un'emorragia nell'ospedale saudita di Hajja, a nord di Sanaa. Il bambino e' nato morto. Lo Yemen e' uno dei paesi piu' poveri al mondo, con una struttura tribale forte e le nozze forzate sono una pratica consolidata.

by ANSA

http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/ticker/news/2009-09-13_113420180.html


sabato 12 settembre 2009

Il papa cerca moglie

Favoloso video! Questo sì che è il Papa che vorrei! sic! Forse!

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Berlusconi ricoverato d’urgenza nel reparto psichiatrico

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Roccella: l’omofobia non c’è

Eugenia Roccella, evitiamo di mettere titoli e aggettivi spropositati, ci ha già abituati ad affermazioni scriteriate circa la vicenda dell’Englaro.

Come farsi scappare un’occasione ghiotta come l’emergenza omofobia? Giammai! Così eccola: “Non credo ci sia un’emergenza omofobia”.

Commentare la stupidità di questa frase è inutile, bisogna solo provare rabbia e commiserazione. Rabbia perché è per colpa di persone come lei che esiste l’emergenza omofobia, commiserazione perché bisogna avere qualche serio problema che rasenta l’autismo per non vedere quello che succede nelle nostre città.

Persone come lei dovrebbero tornare a casa, perché non sono degne di rappresentare la nostra Repubblica. E come lei ce ne sono tante, troppe!

 

ROCCELLA, NON CREDO IN EMERGENZA OMOFOBIA
(AGI) - Roma, 10 set. - Il sottosegretario al Welfare, Eugenia Roccella, non crede che in Italia ci sia “un’emergenza omofobia”. Intervistata a margine della conferenza internazionale sulla violenza contro le donne Roccella ha ricordato che “alcuni casi richiamano l’attenzione dei media” ma sono le donne a vivere ‘una violenza specifica’. In ogni caso - ha aggiunto - bisogna “tenere alta la vigilanza sempre”. Commentando il discorso pronunciato ieri dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alla conferenza, Roccella ha osservato che e’ “giusto richiamare tutte le violenze ma e’ importante non cadere in specificazioni eccessive”; “e’ bene ricordare che la differenza sessuale donne-uomini non e’ una ma e’ la differenza che struttura il gruppo umano. (AGI)

 


Lega: Mica si può sapere chi ha scritto "A Silvia"

Ecco, applicando lo stesso metodo alle loro persone, si svela l'ignoranza abissale dei leghisti, la loro rozzezza culturale. "Vai a scuola, cafoncella!" dice uno di loro all'intervistatrice S. Nobile. E se ci andassero loro? Forse sarebbero meno razzizti che dite? Non dubitiamo però che queste domande possano mttere in difficoltà anche altri politici.


venerdì 11 settembre 2009

La destra all'assedio finale del fortino rosso di Raitre

Dopo il caso Gabanelli, contratto in ritardo per Fazio. Rinvii e direzione sotto scacco

Il direttore della rete: "Puntano su una tv McDonald, tutta uguale. Ed è un grave errore"
L'ironia della Littizzetto: "Non capisco dove Silvio veda da noi tutto 'sto comunismo"

di GOFFREDO DE MARCHIS

Fazio e Littizzetto a "Che tempo fa"

La destra all'assedio finale del fortino rosso di RaitreROMA - Un editto soft, una goccia cinese che scava la roccia fino all'obiettivo finale: addomesticare la Gabanelli, Fazio, la Littizzetto, Bertolino, "Parla con me", ridimensionare, cancellare forse. Silvio Berlusconi l'ha anche detto: quei programmi di Raitre non mi piacciono.
Senza i toni concitati di Sofia, ma l'ha detto. E da tempo il direttore generale Mauro Masi lavora per trovare un sostituto di chi Raitre la dirige con quei volti, con quegli artisti. Gioca di sponda, propone nomi su nomi, cerca professionisti dal curriculum impeccabile. Non spiega esattamente per quale motivo, ma va sostituito Paolo Ruffini, che gestisce la baracca da sette anni. Il resto, la normalizzazione dei programmi sgraditi, verrà da sé. "Dove lo vede Silvio tutto questo comunismo a Raitre, cosa c'è di anormale? Se il problema è che Fazio è un uomo e io una donna, ci operiamo. Così rientriamo nei loro canoni di normalità", scherza Luciana Littizzetto, appuntamento fisso del week-end di Che tempo che fa, pubblico trasversale, risate a sinistra e a destra. Magari questo dà fastidio.

La Rai della nuova era Berlusconi non vuole mandare nessuno a Casablanca, ma qualcuno a casa sì. Il pressing sul Partito democratico per avvicendare i vertici di Tg3 e Raitre e incrinare un'identità non è solo un'indiscrezione. Comunque ci sono anche gli indizi, i dati di fatto: l'intenzione resa esplicita da Masi di togliere la tutela legale a un programma di inchiesta che giocoforza si porta dietro grane su grane come "Report". E un giallo finora rimasto sottotraccia su "Che tempo che fa". Il contratto tra Rai e Endemol, la produzione del programma, non è ancora stato firmato. Un ritardo che appare poco tecnico e molto politico a sole tre settimane dalla messa in onda (3 ottobre).

Il senso di Raitre secondo Fazio è "mettere in luce la vera funzione del servizio pubblico: che è somma di voci, non sottrazione. È scambio di idee, pluralità, polifonia in una grande azienda culturale". L'idea di chiudere qualche bocca (e qualche programma) "mi sembra ancora prima che sbagliata anti-moderna. La televisione di tutti deve far parlare tutti anziché limitarsi a non dire niente".
Semmai la critica rivolta a Fazio è quella di essere troppo moderato, poco cattivo, accomodante. "Ma capisco l'imbarazzo di alcuni. Da noi si respira un'aria di libertà, per altri invece è scontato che i programmi si costruiscano sentendo le segreterie dei partiti".
Il paradosso dello scontro campale giocato sulla pelle di Raitre è che tutti i programmi sono ormai in rampa di lancio. "Parla con me" scatta il 29 settembre, "Report" cascasse il mondo, anche senza copertura legale, l'11 ottobre, Fazio la settimana prima. Ruffini gira come una trottola per le conferenze stampa della nuova stagione. Poi torna in trincea, nell'ufficio al primo piano di Viale Mazzini. Non pronuncia mai la parola censura, ma difende il carattere della rete che fu del maestro Guglielmi, il suo essere portabandiera del servizio pubblico. "Un'offerta multipla arricchisce la Rai, non la penalizza.
Il pluralismo è patrimonio collettivo", dice Ruffini. E se la direzione generale la pensa diversamente, commette un errore. "Perché fare delle tre reti un indistinto omogeneizzato? Avremmo l'effetto McDonald, che ha gli stessi panini in tutte le parti del mondo".
Dicono le malelingue che un ottimo uomo Rai come Giovanni Minoli sarebbe disposto a ridimensionare i volti noti e di successo della rete, sbarcando al posto di Ruffini. Dicono che non si preoccupi dell'opposizione dei consiglieri del Pd, pronto a incassare soltanto i voti della maggioranza. Ma dagli artisti, ai dirigenti e ai 100 lavoratori della terza rete, Ruffini continua a ottenere in queste ore sostegno e riconoscimenti che superano persino la prova del settimo anno di vita in comune.
Il direttore di Raitre sarà in piazza il 19 per la libertà di stampa. Anche Milena Gabanelli parteciperà. Con l'occhio sempre attento allo sviluppo della trattativa con la Rai per la tutela legale. "Report" punta allo scudo di Viale Mazzini perché se si crede in un prodotto lo si difende, altrimenti lo si cancella. E la filosofia della stakanovista Gabanelli è che delle due l'una: o si lavora pancia a terra a caccia di scoop o si perde la giornata a parlare con gli avvocati. "Ruffini - racconta Fazio - ha sempre garantito a me e alla mia squadra condivisione del progetto e assoluta autonomia. Sono elementi essenziali di qualsiasi lavoro, compreso il nostro".
Eppoi gli ascolti di Raitre vanno bene, dunque la "prima domanda non è chi al posto di chi, ma perché. Perché bisogna cambiare?". Per creare un coro monocorde al servizio del pensiero unico berlusconiano? "Nel servizio pubblico devono esserci tante verità - dice Ruffini - . Questa è la sua missione, nel rispetto degli spettatori, dell'editore, delle persone. Si vuole invece una verità di Stato? Allora siamo in Unione sovietica".
La Littizzetto, con la sua leggerezza, spiega bene cosa non va nell'assedio al fortino di Raitre. Per la comica c'entra la politica sì, ma anche "una grande confusione del Paese in cui nessuno si fida di nessuno e proliferano i più realisti del re". Gli ospiti di "Che tempo che fa" davvero importanti, davvero graditi dal pubblico non sono i Prodi, i Veltroni, gli esponenti della sinistra che secondo i falchi del Pdl occupano le poltrona bianca di fronte a Fazio senza contraddittorio e senza un bilanciamento di ospiti a destra. "Il nostro merito è di mettere in onda volti nuovi, assolutamente spiazzanti. Ceronetti non ha niente di televisivo, è un personaggio inconsueto, fuori dal coro e dal circuito. Eppure la sua presenza dà i brividi". L'"alto" dello scrittore torinese, il "basso" delle battute fulminanti della Littizzetto pochi minuti dopo. Anche questa è Raitre. "A Ruffini darei il Telegatto", esclama Luciana. Ma i vertici della Rai appoggeranno la candidatura?

(11 settembre 2009)


Mara Vs Silvio

La Carfagna dice:

"I puttanieri in galera!".

Silvio, scappaaaa!!!


Froci, statevene a casa

omofobia sicula Ecco cosa passa in tv. Vanno in onda persone di dubbia capacità critica e mosse da preconcetti beceri, i quali, pur di farsi notare, urlano le proprie idee, distorcendo la realtà. Un esempio è il tale Meluzzi, che bercia forte la “sacralità della sessualità” e l’indignazione per i pubblici baci, quando la coppia aggredita stava solo spostando un microonde. D’altronde non ci si può aspettare altro da chi è animato dai tipici stereotipi cattolici assai discriminanti. Distorce la vera natura dei fatti: gli omosessuali non sono ostacolati nell’accoppiarsi come cani al parco, bensì nel camminare mano nella mano, baciarsi sulle labbra o una sola carezza. Questi sono gesti di affetto, non è sesso. Ovviamente chi vede il sesso secondo san Paolo non può che parlare così. E’ un esempio della tracotanza cattolica, che prevede di trasformare in legge dello Stato e imporre a tutti le proprie convinzioni morali, senza badare al concetto di libertà.

Parlare della Santanché è pleonastico. Per conto nostro, siamo convinti che, se non suscitasse scalpore la condanna dell’omosessualità, queste persone inneggerebbero alla repressione più violenta.

Il messaggio che passa è: facciano pure i froci, purché di nascosto, nelle loro case, l’Italia non è un posto per froci.

Quando, poi, non sanno di cosa parlare, spostano il tiro sul gay pride. Vi invito a notare che il tema iniziale non fosse il pride, bensì l’aggressione omofoba.

Unica nota positiva l’intervento di Luxuria.


giovedì 10 settembre 2009

Video di Silvio: "Sono meglio di De Gasperi"

Ecco a voi il video in cui Berlusca gongola per le veline e puttane con le quali si trovava.
Continua poi imperterrito a vantare le sue gesta gloriose, quasi fossimo davanti all'Orlando di Ariosto, e a enumerare i suoi successi. "La soddisfazione della conquista!"
Ma, come accennavamo nel post precedente, il momento forte è alla fine del video, quando il presidentissimo afferma "Credo di essere di gran lunga il miglior presidente del Consiglio dei 150 anni della storia italiana”, finendo poi per dire di aver superato De Gasperi. Purtroppo dimentica l'elevata dote morale di De Gasperi.
Non bisogna aggiungere altro! Buona visione!

video

Berlusconi, sono il miglior premier

Ecco quanto riportato dall’ANSA. “Credo di essere di gran lunga il miglior presidente del Consiglio dei 150 anni della storia italiana”. Queste sono le parole di Berlusconi, che non possono suscitare altro che ilarità in chi le ascolta, soprattutto pensando alle cose che ha detto e fatto e alle leggi ad personam che neanche Benito Mussolini fece per sé e la sua famiglia.

L'inesistente modestia e consapevolezza storica del presidente del consiglio possono solo muovere a pietà, poiché, nella sua megalomania e nell'esasperata idolatria di se stesso, Berlusconi osa solo paragonarsi a persone come De Gasperi o personalità simili. Egli non ha né la caratura morale né la stazza culturale per essere annoverato tra questi grandi e, peggio, per essere superiore a loro.

Escort e veline solo calunnie, mai pagato un euro

LA MADDALENA (OLBIA), 10 SET - 'Credo di essere di gran lunga il miglior presidente del Consiglio dei 150 anni della storia italiana', afferma Berlusconi.'Non esiste assolutamente un giro di prostituzione e' una calunnia, una menzogna assoluta, propagandata dai giornali' come l'Unita' e Repubblica. 'Non ho mai versato un euro per una prestazione sessuale',cosi' il premier risponde ad un giornalista spagnolo nella conferenza stampa con Zapatero alla Maddalena. 'Con la Chiesa non c'e' alcuno scontro'.

by ANSA


Di Pietro: “Sono sereno”

Magari se lo vedessimo in tv anziché cercarlo su youtube sarebbe meglio.

Non sappiamo o meno se Di Pietro sia coinvolto o meno in queste magagne sulle quali indaga la magistratura, ma almeno non attacca i giudici che indagano.


Le dieci domande di Bossi a Berlusconi

Bei tempi quando Bossi accusava Berlusconi (e non aveva paura di farlo) di intrattenere strani rapporti con la mafia e insinuava il dubbio sulla natura delle ricchezze di "sua emittenza".


mercoledì 9 settembre 2009

“Berlusconi è impotente”, senza offesa

Berlusconi è offeso perché l'Unità ha insinuato che lui sia impotente. Accusa infamante per un giovane virgulto, forte e gagliardo, che fulmina le donne solo con lo sguardo. E i suoi avvocati hanno provveduto a querelare la testata di sinistra. Bisogna pur difendere l'onore e la virilità del presidentissimo. E' necessaria una precisazione: il premier si sente offeso dalle supposizioni circa un'eventuale impotenza, ma come mai queste stesse ipotesi non sono più offensive se chi le pensa è Feltri?


martedì 8 settembre 2009

AteaMente, siete anarchici?

Sono giunte alla redazione di AteaMente alcune e-mail che chiedevano il perché il simbolo del nostro sito sia quello degli anarchici. E’ buffo accostarci agli anarchici, anche perché è palese che le nostre idee politiche siano alquanto differenti da quelle di questi ultimi.

Il simbolo di AteaMente è molto semplice: si tratta di una “A” con una “M” sovrapposta, appunto AteaMente, niente di più.

Guardando con attenzione si può capire la differenza.
Il simbolo del nostro sito è nero su sfondo rosso, mentre il simbolo anarchico è al contrario. Il nostro è una sovrapposizione delle lettere A e M e manca del simbolo circolare tipico degli anarchici.

AteaMente im


Le galline e gli umani

Domenica, 6 Settembre 2009

Le galline e gli umani

Osservo il comportamento delle galline, e del gallo, giunti a popolare il nuovo pollaio di Cascina Bertana. Le ho ritirate ieri da un negozio di Casale Monferrato dove stavano rinchiuse in gabbie talmente strette da limitarne al minimo i movimenti. Per trasportarle alla loro nuova casa, mi hanno prestato un contenitore altrettanto angusto: tutte immobilizzate, con la testa piegata.
Quando infine li ho liberati dentro al pollaio -con uno spazio chiuso e uno all’aperto circondato dalla rete che dovrebbe proteggerli da volpi e poiane- i dieci pennuti si sono schiacciati uno sull’altro nel fondo della casetta. Ancora immobili per il terrore. Mi colpisce la sindrome del prigioniero. Quel pollaio che a me pare uno spazio vitale minimo, le spaventa per una vastità a loro inconcepibile. Mi auguro che in futuro razzolino pure nel prato, di giorno, quando i razziatori difficilmente osano avvicinarsi alla cascina. Ma al momento è impensabile. A mala pena si affacciano fuori dalla casetta, sempre appiccicate l’una all’altra.
Mi hanno spiegato che solo tra qualche giorno riusciranno a vincere la paura e a prendere le misure di una vita più comoda.
Lascio a voi l’esercizio di paragonare il comportamento delle galline con quello degli umani ridotti in condizioni di vita molto peggiori delle nostre. Per esempio coloro che si allontanano, finalmente, dopo avere vinto la paura, dai luoghi oppressivi in cui sono nati. Il trasporto di costoro non avviene in condizioni molto più confortevoli di quello toccato alle mie galline. Ma qualcuno pensa davvero che possano essere fermati da un divieto?

by Gad Lerner