“In tempi men leggiadri e più feroci, i ladri si appendevano alle croci.
In questi tempi men feroci e più leggiadri, le croci si appendono ai ladri.”

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mercoledì 18 novembre 2009

L’Ateo chi è? Sgarbi non docet.

a_sgarbi Tempo fa Monsieur Sgarbi sentenziò: ''l'ateo non è contro Dio, all'ateo non gliene sbatte le palle di Dio''. Ne consegue, prosegue il Dottore, che l'ateo non può volere la rimozione del crocifisso, altrimenti è un dogmatico, un prete-del-laicismo, un-ateo-fasullo.

Lo afferma partendo dall'etimologia della parola ateo, cioè senza-dio. Per il re dei salotti tv italiani, insomma, l'ateo sarebbe l'indifferente, il non curante. Uno che di problemi escatologici e teleologici non ne sa e non ne vuole sapere. Uno che di metafisica si disinteressa volontariamente.

E' evidente che il Nostro confonde l'ateismo con il menefreghismo, con l'ipocrisia di chi, credente incluso, se ne ''sbatte le palle di dio'' per poi magari convertirsi in articulo mortis. In questo, è chiaro, il giudizio di disvalore è fortissimo e intrinseco: solo pochi possono occuparsi di teosofia, gli altri si occupino di vivere la propria vita senza rompere i coglioni. La meditazione sui massimi sistemi è troppo grande per essere contenuta nelle menti di chi non crede al progetto intelligente, e ne combatte gli epigoni.

Da ateo, mi sento massimamente offeso. Non foss'altro perché la definizione è sbagliata, non conforme a quella che in Occidente è stata la storia del pensiero ateo. Da quando l'uomo ha imparato a ragionare in modo filosofico, infatti, vale a dire dai tempi della Grecia Classica, il problema dell'origine del mondo cioè la cosmogonia è sempre stato in primo piano. Il problema dell'esistenza di dio, della sua genesi cioè la teogonia, idem. La riflessione sui principi primi della vita era ed è filosofia. Anche i filosofi atei del novecento si misurarono con questa idea. Anche i ''porci del gregge di Epicuro'' cioè i gaudenti epicureisti si cimentarono nella critica della religione tradizionale. E ne combattevano le scelleratezze. L'ateismo filosofico non è disinteresse scettico. E' partecipazione attiva, è cultura militante. Da sempre.

Sgarbi, per finire, dimentica che la religione non è solo filosofia e critica testuale biblica. In Italia, la religione è politica, è un fatto sociale. Il crocefisso nelle scuole non è un mero simbolo di tradizione e di cultura, cioè di fede e basta. E' un simbolo politico. Alla stregua di falce e martello e croce celtica. Questo perché implica l'appartenenza a una gerarchia di valori codificati per millenni dalla ecclèsia di casa nostra, cioè dalla Chiesa cattolica apostolica romana. E scusa se io non ci sto, se molti moltissimi non ci stanno.

Il senza-dio, direi a Sgarbi, ha tutto il diritto di schierare a battaglia le proprie critiche alla religione tradizionale. E ha il dovere di intervenire quando questa, riparandosi dietro l'etichetta di storia culturale, s'impone per condizionare la vita di una collettività, pretendendo di rappresentarla. Detto questo, io a vivere tranquillamente la mia vita ci ritorno,certo. Ma non siamo noi atei a non dover rompere i coglioni, però.

Nephilìm


martedì 17 novembre 2009

La religione e il linguaggio peccaminoso

images"Ma va’ all’inferno, sporco sepolcro imbiancato!", "Pareva davvero  indemoniato"  "Oddio che inferno!", "Volesse il cielo!", "Oh Signore!".

Queste e altre espressioni fanno parte della nostra vita, del linguaggio che si usa ogni giorno.
Ma ci siamo mai chiesti come mai  un non credente usa questi modi di dire e espressioni?

Termini  quali  "peccato",  "addio", "inferno”,  "paradiso", "calvario", "demonio” con forza ormai vengono pronunciati in maniera indistinta sia da chi crede che da chi si professa ateo. Ma come mai?
Forse la religione è stata così forte da condizionare in questo modo il nostro linguaggio o ci sono altre motivazioni?

Spesso così ci si trova a citare metafore tratte dal vangelo o dalla bibbia, a riferirci a qualche presunta virtù di qualche santo o peggio ancora a nominare, in maniera più o meno dispregiativa, qualche divinità, per arrivare, infine, anche alla bestemmia.

E se provassimo a cambiare modo di parlare lasciando questi termini ai religiosi e ai credenti sarebbe davvero un “peccato”?


lunedì 16 novembre 2009

Cosa significa Dio?

Cosa significa il termine ‘’dio’’? Come nasce? Da dove deriva? Perché dio si chiama ‘’dio’’ e non in altro modo? E questo nome glielo hanno dato gli uomini spontaneamente, o è stato dio stesso a darsi un nome, a pretendere d’essere chiamato con quel nome?

Bisogna, a questo punto, distinguere due tradizioni: quella semitica (giudaica e araba) e quella indeuropea (greca e latina). A noi atei occidentali interessa soprattutto il nome della divinità di casa nostra, ma un’occhiata al nome semitico di dio non può guastare.

In ebraico, il termine indicante la divinità è ‘el; idem in arabo, dove il nome di ‘Allah non è altro che l’articolo al più ‘ilah (letteralmente, “il dio”). Nella tradizione semitica, però, è noto che la divinità usava darsi molti nomi, molti appellativi. Alcuni dei quali fondamentali. Tra questi, Yahwè (pronuncia italianizzata, yavè). In un passo dell’ Antico Testamento (Esodo 3, 14: il famigerato passo del roveto in fiamme che parla, per intenderci) Mosè domanda a dio il suo nome, e dio gli risponde:
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traslitterato: wayyòm'er 'elohìm 'el-moshèh (:) 'ehyèh 'ashèr 'ehyèh
Tradotto alla lettera, viene fuori: e dio disse a Mosè: io sono (ciò) che sono.
Che significa? Chi è questo ‘’io’’? L’ ''io'' sottinteso alla risposta è il nome di dio. Secondo la tradizione infatti, il vero nome di dio era stato comunicato solo a Mosè.
Il nome di dio in ebraico, è:
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Cioè, il famigerato tetragramma YHWH.
Ora, pare che questo misterioso nomignolo sia da connettersi al verbo ebraico ''essere, esistere'' :
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Traslitterato: hayà (=egli è, terza persona singolare del perfetto).
Il tetragramma YHWH, etimologicamente, si aggira dunque attorno a un significato di ''essere, esistere''. Ergo, la frase io sono che (ciò che) sono non sarebbe altro, in realtà, che la spiegazione del tetragramma YHWH. E' come se si dicesse: ''l'essente è colui che è'', o ancora, ''l'essere vivente è colui che vive''.

Più o meno quello che succederebbe facendo finta che io sia dio. Il mio nome è LUIGI, e Mosè lo sa; poi, di fronte al roveto ardente, alla domanda <<come ti chiami>>, io risponderò:
<<io sono colui che rifulge>>
e Mosè capisce. E capisce perché il nome LUIGI è connesso etimologicamente alla radice indoeuropea che sta per ''luce'' e ''rilucere'', e che ritroviamo in latino lux, lumen, luna etc. in greco e in molte lingue indoeuropee.
Il greco dimostra di aver interpretato allo stesso modo, traducendo:
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Alla lettera: egò eimì ho on =''io sono l'essente'' (ho on, participio presente del verbo essere)
[nel mio banale esempio, direi:’’ io sono il rifulgente’’]
Allo stesso modo l'aramaico siriaco:
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un calco letteralissimo dell'ebraico.
In ebraico, dunque, Yahwè non significa altro che ‘’colui che è, che vive’’.

E nelle lingue occidentali? Da dove viene il nome <<dio>>? Viene principalmente dal greco, dal nome del padre degli dei: Zeus. In alcune forme, il sostantivo Zeus si declina Diòs, Diì, Dìa. E’ palese una radice indoeuropea di-, che in latino dà deus (italiano ‘’dio’’). I latini, dalla stessa radice, avevano il sostantivo dies (=giorno, da cui, ad esempio,l’italiano ‘’diurno’’). Quindi Zèus è il cielo, colui che ‘’sta nei cieli’’.

Quindi l’espressione greca Zèus Pàter, diventa in latino Deus Pater e in italiano Dio Padre. Cioè dio-cielo, dio-giorno, dio-sole (dio-brillante-splendente).

Esattamente come i popoli primitivi, che veneravano il dio-sole, anche i religiosi evoluti del nostro secolo venerano, senza saperlo, l’astro infuocato. Quello stesso astro infuocato che il filosofo e primo scienziato Anassagora, cinque secoli prima di Cristo, si rifiutava di venerare come divinità. E’-semplice-metallo-infuocato, sosteneva. Accusato di empietà, fu cacciato da Atene e morì in esilio.


Nephilìm

venerdì 13 novembre 2009

Ipazia e la nuova censura cattolica

images1 Ipazia fu una filosofa e scienziata pagana giustiziata dai cristiani e nei secoli è divenuta il simbolo delle vittime del dogmatismo e del fanatismo religioso.

In Italia, Agorà, il film che ne ripercorre la storia, non uscirà. Nessuna società si è resa disponibile a effettuarne il doppiaggio. E i sospetti si fanno legittimi, sono legittimi. C'è chi grida alla censura, chi parla di boicottaggio. Da parte del Vaticano, ovviamente. Per tramite del governo italiano.

Le polemiche che la pellicola ha suscitato in altri paesi, per esempio in Francia, sono molte. Ed è giusto così, in democrazia. Si propongono tesi, si dibatte, si confuta. In Italia no. Se ne parla poco, si conosce poco o male o affatto.

Ma c'è chi nega tutto: non-c'è-nessuna-censura-il-film-uscirà-eccome. Forse è vero, forse gli italiani lo vedranno nelle sale italiane. Forse no. Tuttavia, già il fatto che sia passato tutto questo tempo preoccupa. Come preoccupa che in merito abbiano dovuto pronunciarsi intellettuali e musicisti, che abbiamo avuto bisogno di stendere una petizione con più di seimila firme, che a denti serrati stiamo cercando di farci pubblicità negli unici spazi concessici: internet, facebook; la carta stampata, qualche volta; la radio anche. Nel nostro piccolo, abbiamo realizzato uno spazio su Ateamente, nella Home. I media nazionali, inutile dirlo, silenzio da monastero.

Che nella patria del cristianesimo occidentale un film energicamente anti-cristiano possa dar noia è quasi scontato . Ma che in una repubblica democratica o presunta democratica si faccia fatica a far passare un film che parla di concordia, di rispetto nella diversità, di razionalità quale supremo valore sociale, è grave, molto grave. Senza dubbio, una spia dello stato della libertà di pensiero nel Bel Paese.

Nephilìm

"Sono i giovani i crocifissi da difendere"

don luigi ciotti

I crocifissi da difendere, quelli veri, non sono quelli appesi ai muri delle scuole. Sono altri. Sono uomini e donne che fanno fatica. Che non ce la fanno e muoiono di stenti. E' verso di loro che non possiamo e non dobbiamo restare indifferenti. E' verso di loro che dobbiamo concentrare i nostri sforzi.
«Un crocifisso è un malato di Aids, che ha bisogno di cure e di sostegno. Un crocifisso è quel ragazzo brasiliano che è morto qualche giorno fa a Torino. A casa aveva lasciato la moglie e i figli, era arrivato qui alla ricerca di un lavoro, e non ce l'ha fatta».
Abbiamo partecipato al suo funerale. C'erano tante persone, molte nemmeno lo conoscevano, ma erano lì ugualmente, a condividerne la sofferenza e il dolore.
«E' giusto lottare per difendere i simboli di quello in cui crediamo, ma allo stesso tempo bisognare stare molto attenti a non cedere al puro idealismo. Lo dice il Vangelo stesso: i pezzetti di Dio sono sparsi nel mondo che ci circonda. Li troviamo ovunque. Nel concreto, nella vita di tutti i giorni, tra le persone che vivono accanto a noi, e di cui spesso nemmeno ci accorgiamo dell’esistenza. E' con queste realtà che dobbiamo imparare ad avere a che fare e a misurarci.
«Bisogna imparare a vivere con corresponsabilità, come i tanti e tanti volontari che dedicano il proprio tempo a un bene che non è esclusivamente loro, ma pubblico, di tutti quanti. Dobbiamo sentirci tutti chiamati in causa, nei grandi nuclei urbani come nei tanti piccoli paesi di provincia. La partecipazione è il primo passo in favore dei più deboli.
«I crocifissi non si difendono soltanto con le parole. Infatti queste troppe volte non bastano. Bisogna imparare ad affrontare la realtà con concretezza, e tendere la mano alle persone sole, a chi non ha più una famiglia e a chi non può ricorrere all'aiuto dei propri cari».

http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/politica/articolo/lstp/87271/


giovedì 12 novembre 2009

Eluana non si sarebbe mai svegliata

di Tommaso Cerno

La giovane aveva subito 'un danno irreversibile'. I risultati della perizia encefalica sgombrano ogni dubbio. E chiudono la porta alle polemiche

images Eluana non poteva risvegliarsi. No, sarebbe rimasta per sempre prigioniera nelle tenebre del suo stato vegetativo persistente. La miracolosa ripresa che in molti hanno teorizzato, alla tv e sui giornali, non era possibile. Almeno non per la scienza. Ora si sa. Già quella notte del gennaio 1992, quando sbandò con l'auto sul ghiaccio tornando da una festa fra amici, Eluana subì un "danno irreversibile". Non sono più gli avvocati della famiglia Englaro ad affermarlo. E non sono i medici che l'hanno presa in cura per 17 anni a mostrare diagnosi tutte concordi nel confermare che non ci fossero speranze. Stavolta a dircelo è proprio lei, Eluana Englaro. Con l'unico, tragico messaggio che il suo cervello di ragazza, diventata donna senza saperlo, ha potuto trasmetterci dopo lo schianto. Parla attraverso gli esami encefalici, l'ulteriore indagine disposta a maggio dalla Procura di Udine per sgombrare ogni dubbio sulla morte del 9 febbraio alla clinica La Quiete. Dopo cinque mesi la perizia è pronta.

Mette d'accordo tutti: i neurologi incaricati Fabrizio Tagliavini, primario al Carlo Besta di Milano, e Raffaele De Caro, docente all'Università di Padova; i periti di parte, Stefano Pizzolitto e Felice Giangaspero; così come gli esperti della Procura friulana guidati da Carlo Moreschi.

La relazione finale sarà consegnata in questi giorni al procuratore capo Antonio Biancardi. Ma l'ultimo incontro a Padova ha scandagliato tutto: lesioni, atrofie, danni al talamo, al corpo calloso, ai due emisferi. Una miriade di paroloni medico-legali che confermano una semplice e drammatica verità: "I danni neuropatologici osservati sono morfologicamente irreversibili", rivela a 'L'espresso' chi quegli esami li ha condotti e studiati. Vuol dire che quel cervello non poteva guarire. E che Eluana non poteva riemergere dal suo stato vegetale, smentendo così scienziati, giuristi, sacerdoti e onorevoli che giuravano il contrario. Il premier Berlusconi in testa.


È l'ultimo tassello di una storia che ha spaccato l'Italia, infiammato lo scontro fra governo e Quirinale, riaperto la ferita fra laici e cattolici. Un documento che va a sommarsi alle migliaia di altre pagine, già nelle mani dei magistrati. Perizie, diagnosi, cartelle cliniche, richieste di ricovero, verbali del Nas e dell'Asl, che dicono tutti la stessa cosa: Eluana era lì, ma non c'era davvero. Non rispondeva al dolore, non percepiva le presenze attorno. Non aveva caldo, né freddo. Mancava solo una cosa. Rispondere alla domanda più importante: c'era o no una luce in fondo a quel tunnel?

È su questo aspetto che lo scontro è stato più duro. Le accuse piovute su Amato De Monte, l'anestesista che staccò il sondino, furono pesantissime. L'hanno apostrofato come "boia", accusato di "uccidere una persona cosciente, che poteva riaprire gli occhi da un momento all'altro". Quando Beppino andò per l'ultima volta da sua figlia in Friuli, si trovò di fronte uno striscione gigantesco: "Assassino!". Tutto mentre una tenda bianca impediva ai fotografi di profanare la stanza di Eluana. Il neurologo Gianluigi Gigli parlò di "persona dal corpo resistente, che non ha mai avuto bisogno di farmaci particolari". Senza mai averla visitata. E quando le prescrizioni ne elencano a bizzeffe, somministrati per anni: Dintoina, Pantopan, Supradyn, Adalat, Ciproxin, Norvasc. Giuliano Dolce, anche lui medico, vide Eluana a Lecco e spiegò che "alcune funzioni restavano, in particolare la deglutizione". Un'eventualità negata dalle stesse suore misericordine che l'accudirono dal 1994. Berlusconi si spinse a ipotizzare che potesse "generare un figlio, in uno stato vegetativo che potrebbe variare, come diverse volte si è visto". Il ministro Angelino Alfano dichiarò che era "morta per sentenza", perché quella donna in fondo stava bene.

Nulla di tutto questo trova più conferme. Né nel diario clinico degli ultimi giorni trascorsi a Udine o nell'autopsia di febbraio, e neppure adesso negli esami dell'encefalo. Benché non possano trattare le funzioni vitali di Eluana, essendo eseguiti dopo la morte, studiano l'entità dei danni morfologici. E da quelle analisi giunge una seconda, importante conferma. La situazione del cervello era "coerente con lo stato vegetativo persistente". Fin dal primo giorno, dal ricovero in terapia intensiva il 18 gennaio 1992, con la diagnosi di "coma e paraplegia in trauma cranico midollare". Così è stato sempre, anche quando aveva ripreso a respirare senza le macchine. Durante gli anni trascorsi all'istituto Beato Luigi Talamoni, e dopo l'arrivo a Udine, lo scorso 3 febbraio, nella stanza isolata e protetta che avrebbe ospitato il suo ultimo viaggio. Come dicono le carte, era un corpo vuoto. Una prigione, appunto, come ha ripetuto papà Beppino, convinto che sua figlia non avrebbe mai accettato quelle terapie, e pronto a rispettare la promessa che le aveva fatto quando uno dei più cari amici di Eluana finì in un letto di ospedale, con un sondino nello stomaco, immobile come un vegetale: "Papà, promettimi che se capitasse a me, tu mi libererai".

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/eluana-la-verita/2114663&ref=hpsp


Crocefisso: A Offagna multa da 500 euro per chi lo toglie

Ancona, 12 nov. (Apcom)

crocifisso A Offagna, piccolo comune della provincia di Ancona, rischia di incorrere da oggi in una multa di 500 euro chi viene sorpreso a togliere da scuole ed edifici pubblici il crocifisso. In pratica, chi toglie da una parete pubblica un crocifisso dovrà pagare la stessa cifra di chi in alcune città italiane viene sorpreso a contrattare una prestazione sessuale con prostitute e trans per strada. La decisione è stata presa dal consiglio comunale all'unanimità. Alcuni giorni fa la stessa decisione era stata presa dal sindaco di Ostra Vetere, Massimo Bello, con questa motivazione: "Non intendo affatto rimuovere il crocifisso dalle aule scolastiche - dice Bello -. Non credo proprio che un crocifisso in classe possa offendere i sentimenti di qualcuno o violare la libertà di chicchessia". L'ordinanza non dispone soltanto che "il crocifisso venga conservato a tutti i costi", ma indica la volontà di immettere il simbolo religioso anche "in quegli ambienti pubblici che ne sono sprovvisti".

http://www.ecodibergamo.it/stories/apcom/101054_crocifisso_a_offagna_multa_da_500_euro_per_chi_lo_toglie/


Lettera a un cattolico

La20lettera L’isteria che spopola per la faccenda del crocefisso è oltremodo scomposta e riluttante. Per l’ennesima volta il governo italiano dimostra la sua intrinseca incapacità ad accettare le sentenze, ma a questo i tali sedicenti onorevoli ci hanno largamente abituati.

Mi rivolgo ai cattolici, a quelle stesse persone che oggi si stracciano le vesti, si tirano i capelli scarmigliati. A loro vorrei rivolgere questa mia riflessione, che scaturisce dal disgusto più naturale dinanzi a queste sconnesse reazioni, degne di chi vive nell’autismo più assoluto, discosto dalla realtà che lo circonda.

Vergognatevi cattolici bigotti che umiliate la dignità umana con i vostri anatemi medievali e violenti, che inneggiate alla morte degli atei, dei non credenti, degli agnostici e di chi vorrebbe un’Italia laica. Vergogna!

Voi bestemmiate Gesù con la vostra vita, con le vostre parole e con le vostre azioni quotidiane.

I vostri ministri che offendono la Repubblica e la Costituzione dovrebbero rassegnare le dimissioni e ritirarsi dalla vita politica, poiché non sono degni di ricoprire cariche istituzionali pronunciando le parole “Possono morire!” e simili. Ci ricordano gli integralisti islamici verso cui tanto vi accanite, usano parole veementi degne del più luciferino crociato verso chi non ritiene corretta l’esposizione e l’imposizione del crocefisso.

Cattolici miserandi, siete zelanti nel difendere il crocefisso, lo svilite a mero simbolo, ad arredo obbligatorio. Lo rispettano più gli atei che voi con le vostre battaglie isteriche, scomposte e violente.

Vi battete tanto per dirvi cristiani, per imporre i vostri simboli e le vostre idee e dimenticate le parole di Aldo Moro, che sosteneva che bisogna testimoniare con la vita la propria fede e non mediante le leggi, anche perché sarebbe fin troppo semplice, cari integralisti.

Vi strappate le vesti e gridate allo scandalo, ma poi andate a trans e mignotte, cornificate le vostre mogli e i vostri mariti, andate indistintamente con uomini e donne, conducete vite nascoste e parallele, picchiate i vostri figli, rubate, ammazzate le persone e se non lo fate fisicamente lo fate con la vostra lingua biforcuta. Discriminate l’immigrato, ingannate gli italiani beoti dicendo che non esiste la crisi economica, discriminate l’omosessuale in nome del vostro dio crudele fatto a vostra immagine e somiglianza.

Non scomunicate i mafiosi, benedite i politici divorziati che si scagliano contro il divorzio e le unioni civili. Strumentalizzate il crocefisso per mere campagne politiche, ma gli occhi ciechi degli italiani non vedono.

Se i sepolcri imbiancati del vangelo di Matteo erano sporchi dentro e puliti fuori, voi siete sudici dentro e pure fuori.

Se voi credeste veramente in Gesù e non per vile abitudine o per meschino retaggio culturale, non avreste bisogno di vedere un crocefisso appeso al muro per avere un’identità.

Se vi ispiraste ai valori del vangelo, voi, pervertitori del significato delle parole e della dignità umana, vi vergognereste di voi stessi e delle sozzure della vostra ipocrita condotta.


mercoledì 11 novembre 2009

No al Crocifisso, Margherita Hack: Principio laico già nella Costituzione

di Margherita Hack

imagesa Oggi l’Europa, e l’Italia in particolare, è diventata multietnica e multireligiosa e perciò è giusto che nei luoghi pubblici non vi sia alcun simbolo religioso. Questo principio, che sembra ovvio, è già riconosciuto implicitamente dalla nostra Costituzione, con l’art.7 che recita: “Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani...” e l’art.8 che recita: ”Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge...”

Quindi tutti i seguaci di un culto, qualunque esso sia, hanno diritto a

professare, propagandare e insegnare la propria religione, esporre i propri simboli nei loro luoghi di culto, rispettando la laicità dello Stato, che rappresenta tutti i cittadini.

Le reazioni isteriche di chi interpreta questa sentenza della Corte europea come un’offesa a Cristo sono assurde. Cristo resta comunque uno dei più grandi personaggi dell’umanità, il primo socialista idealista difensore dei più poveri e diseredati, i cui insegnamenti restano validi, dopo venti secoli, per credenti e non credenti: “E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco vada in paradiso “ e “Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”.

http://temi.repubblica.it/micromega-online/no-al-crocifisso-margherita-hack-principio-laico-gia-nella-costituzione/


Rodotà: “Abbiamo bisogno di laicità!”

libro05-2009 Oggi vogliamo consigliarvi un libro interessantissimo, scritto qualche mese fa dal brillante Stefano Rodotà: “Perché laico”", ed. Laterza.
Nel suo libro, Rodotà espone con un linguaggio molto semplice le ragioni per cui è sentito il bisogno di laicità nel nostro Paese, senza tirare in ballo odio, fanatismo e roba simile.
Il tema della laicità viene trattato come punto fondante della nostra costituzione e come obiettivo per una società migliore e veramente democratica.

In un periodo come quello che stiamo vivendo, soffocati dall’ingerenza vaticana e della Cei, attorniati da fondamentalismi non tanto difformi da quelli che attanagliano l’Afghanistan, questo libro è quanto mai illuminante.

«Abbiamo bisogno di chiarezza, di rifiuti, di travestimenti, di chiamar le cose con il loro nome. Per questo non è tempo di laicità flebile, timida, devota. È tempo, pieno e difficile, di laicità senza aggettivi o, se vogliamo comunque definirla, semplicemente democratica.»

«Questo libro non è una professione di fede. È una riflessione sulla laicità non come polo oppositivo, che più d’uno vorrebbe rimuovere, ma come componente essenziale del discorso pubblico in democrazia. È dunque guidato da un profondo convincimento democratico, non dall’idea di spaccare il mondo in due, tra credenti e non credenti. Vuole tenere ferma la bussola dei principi, misurandosi però in ogni momento con i fatti.»

Di seguito due video. Il primo link è l’intervista rilasciata da Stefano Rodotà ad Augias.

AteaMente

http://www.rai.tv/mpplaymedia/0,,RaiTre-Lestorie%5E17%5E182909,00.html


martedì 10 novembre 2009

Giovanardi, ora le dimissioni

images Dopo aver sentito le aberranti parole del sottosegretario Giovanardi su Stefano Cucchi, le frasi vergognose e false (basti pensare “era siero positivo!”, Cucchi non lo era) spingono tutti a una riflessione attenta e profonda. Non credo bisogna aggiungerne di altre, questo signore si qualifica da solo. Serve una sola parola:

DIMISSIONI!

La droga non fa venire i lividi e non spezza le vertebre. Coprire le forze dell’ordine in questo modo è vergognoso. In Italia ultimamente avvengono fin troppi incidenti e un popolo che si definisce civile non può tacere di fronte a queste barbarie gratuite. Le persone che hanno massacrato e ammazzato Cucchi screditano tutte le forze dell'ordine e specialmente quegli agenti onesti, che ogni giorno sono per strada e guadagnano una miseria.

Non abbiamo bisogno di politici simili, tornino alle loro case e non ingombrino più le sale parlamentari e, soprattutto, non offendano le persone che lo stato uccide.

GRUPPO PER CHIEDERE LE DIMISSIONI DI CARLO GIOVANARDI

AteaMente


Lettera a Ruini

trav Travaglio legge lettera a Ruini si interroga sull'ingerenza della chiesa.

E’ di qualche anno fa, ma sempre attuale. Sostituite Ruini con Bagnasco: è uguale!



AteaMente

lunedì 9 novembre 2009

Ratzinger rinuncia all’otto per mille e dona tutto ai poveri.

Se vedeste un uomo totalmente ubriaco con la fiaschetta di vino in mano dire “Non mi piace il vino!”, vi fidereste mai?
Se Hitler vi dicesse “Io amo gli ebrei!”, cosa fareste?
Se sentiste Erode dire “Apro un asilo nido!”, cosa pensereste?

Immagino che ognuno di voi si metterebbe a ridere o quanto meno non lo prederebbe sul serio. Bene.

Quest’uomo anziano ha avuto ieri la faccia tosta di dire che “il mondo ha bisogno di una Chiesa povera e libera e la Chiesa ha bisogno di un dialogo con il mondo moderno”.

E non credo scherzasse, addirittura penso che egli stesso creda alle scempiaggini che dice.
Ma come può un drogato dire io sono contro la droga? Sarebbe paradossale, anzi lo è.
Così quest’uomo addobbato come un abete a Natale, agghindato d’oro come Nerone, con le scarpette rosse di Prada come Dorothy del mago di Oz, bordato di pellicciotti e velluti vari parla di povertà? Rinunciare all’otto per mille? NO?
Così quest’uomo che per buona parte della sua vita non ha fatto altro che tediarci con il suo dogmatismo dottrinale e morale viene a parlare di libertà?


La chiesa dovrebbe essere libera e la libertà qui in Italia non le è mai mancata, anzi ha pure abusato di questo privilegio. Semplicemente dovrebbe lasciare liberi gli altri.

AteaMente


domenica 8 novembre 2009

Nessuna legge lo prevede

Doveva arrivare un giudice d’Oltralpe per liberarci da un equivoco che ci portiamo addosso da settant’anni e passa. In una decisione che s’articola lungo 70 punti (non proprio uno scarabocchio scritto in fretta e furia) ieri la Corte di Strasburgo ha messo nero su bianco un elenco di ovvietà.
Primo: il crocifisso è un simbolo religioso, non politico o sportivo. Secondo: questo simbolo identifica una precisa religione, una soltanto. Terzo: dunque la sua esposizione obbligatoria nelle scuole fa violenza a chi coltiva una diversa fede, o altrimenti a chi non ne ha nessuna. Quarto: la supremazia di una confessione religiosa sulle altre offende a propria volta la libertà di religione, nonché il principio di laicità delle istituzioni pubbliche che ne rappresenta il più immediato corollario.
Significa che fin qui ci siamo messi sotto i tacchi una libertà fondamentale, quella conservata per l’appunto nell’art. 9 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo? Non sarebbe, purtroppo, il primo caso. Ma si può subito osservare che nessuna legge della Repubblica italiana impone il crocifisso nelle scuole.
Né, d’altronde, nei tribunali, negli ospedali, nei seggi elettorali, nei vari uffici pubblici. Quest’obbligo si conserva viceversa in regolamenti e circolari risalenti agli Anni Venti, quando l’Italia vestiva la camicia nera. Fu introdotto insomma dal Regime, ed è sopravvissuto al crollo del Regime. Non è, neppure questo, un caso solitario: basta pensare ai reati di vilipendio, agli ordini professionali, alle molte scorie normative del fascismo che impreziosiscono tutt’oggi il nostro ordinamento. Ma quantomeno in relazione al crocifisso, la scelta normativa del Regime deve considerarsi in sintonia con la Costituzione all’epoca vigente. E infatti lo Statuto albertino, fin dal suo primo articolo, dichiarava che «la religione cattolica, apostolica e romana è la sola religione dello Stato». Da qui figli e figliastri, come sempre succede quando lo Stato indossa una tonaca in luogo degli abiti civili.
Ma adesso no, non è più questa la nostra divisa collettiva. L’art. 8 della Carta stabilisce l’eguale libertà delle confessioni religiose, e stabilisce dunque la laicità del nostro Stato. Curioso che debba ricordarcelo un giudice straniero. Domanda: ma l’art. 7 non cita a sua volta il Concordato? Certo, e infatti la Chiesa ha diritto a un’intesa normativa con lo Stato italiano, a differenza di altre religioni (come quella musulmana) che ancora ne risultano sprovviste. Però senza privilegi, neanche in nome del seguito maggioritario del cattolicesimo. D’altronde il principio di maggioranza vale in politica, non negli affari religiosi. E d’altronde la stessa Chiesa venne fondata da Cristo alla presenza di non più di 12 discepoli. Se una religione è forte, se ha fede nella sua capacità di suscitare fede, non ha bisogno di speciali protezioni.

MICHELE AINIS

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=6581&ID_sezione=&sezione


sabato 7 novembre 2009

Pedofilia: Intrighi e scandali in Vaticano

Vogliamo consigliarvi un interessantissimo libro edito da Newton & Compton Editori e scritto da  Karen Liebreich:  “Intrighi e scandali in Vaticano. L'ordine cattolico decaduto” e parla dell’abitudine della Chiesa quando ha a che fare con i preti pedofili.

L'Ordine delle Scuole Pie fu abolito per volere papale nel 1646, senza un apparente motivo e quasi improvvisamente. Fino all'apertura dell'Archivio Segreto del Vaticano nel 1998 i documenti relativi alla questione non erano disponibili e l'evento rimaneva un mistero, tanto più che il fondatore dell'ordine, José de Calasanz, è stato nominato santo e patrono delle scuole cattoliche nel mondo. Attraverso la consultazione di documenti riservati si è scoperto che proprio tra le fila di coloro che erano preposti all'istruzione dei giovani vi furono casi di pedofilia, tacitati dalle alte sfere. Solo quando le proteste aumentarono e lo scandalo divenne pubblico, si ricorse, con la riservatezza necessaria a salvare la reputazione, all'abolizione.

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In questo libro, Karen Liebreich ripercorre la storia dell’ordine degli Scolopi, fondato da un sacerdote aragonese, Giuseppe Calasanzio, nel 1597. Successivamente, nel 1617, la Chiesa l'approvò come Congregazione e nel 1622 è stato riconosciuto dalla Chiesa come Ordine dei Chierici Regolari Poveri della Madre di Dio delle Scuole Pie.

 

Al Calasanzio si deve, quindi, la fondazione dell’ordine e di tutte le scuole gratuite destinate alla povera gente (ma non solo) in Italia e in tutta Europa. Lo spirito iniziale palesava un forte desiderio del fondatore affinché si potesse garantire un’istruzione di base gratuita a quelle persone che non avrebbero mai potuto apprendere in alcun modo nozioni basilari. Gli appartenenti all’ordine dovevano essere ben istruiti, di statura non bassa e dovevano vivere in povertà, castità e obbedienza.

Ben presto, però, l’ordine degli scolopi viene coinvolto in una serie di  scandali sessuali molto gravi. L’onta della pedofilia si abbatte sull’ordine. A questo punto, tornano alla memoria di qualunque lettore alcuni episodi della cronaca dei nostri giorni e il parallelo non può non saltare all’occhio. Così come fecero Wojtyla e Ratzinger, Calasanzio ignorò e cerco di insabbiare gli scandali di pedofilia, che videro coinvolti i suoi fratelli scolopi. A volte lo fece perché ricattato dalle famiglie nobili dei pedofili stessi, altre volte per non destare pubblico scandalo. Così, allo stesso modo di Giovanni Paolo II e dell’allora prefetto Ratzinger, si limitò a spostare e promuovere i pedofili, fino a offrire loro una promozione.

Karen Liebreich ripercorre così la storia di Calasanzio e  il progressivo  disfacimento dell’ordine degli scolopi, i ricatti e le calasanziovendette più subdole, che si susseguirono in quegli anni. Il novantunenne fondatore Calasanzio vedrà sciolto, infine, il suo ordine ma non per gli scandali di pedofilia, ma per pure beghe personali. Nel 1656, infatti, Innocenzo X sciolse l’ordine, ma non per le accuse di pedofilia, ma per una mera vendetta familiare, per compiacere alla cognata che, anni addietro, aveva subito uno sgarbo dal Calasanzio. Quindi, gli scolopi furono sciolti per vendette familiari e non come afferma qualcuno per mano dei gesuiti, che criticavano la povertà degli scolopi e il fatto che loro sottraessero alunni.
Solo alla morte di Innocenzo X l’ordine verrà riformato.

Ma il fatto più bizzarro (forse non tanto!) è che, nel 1767, Giuseppe Calazanzio verrà canonizzato e successivamente creato santo patrono di tutte le scuole popolari cristiane del mondo, nel 1948. E meno male! Ancora una volta la chiesa cattolica dimostra il suo vero spirito. Dichiarare santo un individuo come Calasanzio che, pur con i buoni propositi iniziali, protesse preti pedofili e ignorò il danno causato alle vittime.

Ratzinger e Wojtyla, quindi, hanno avuto un degno predecessore, che insegnasse loro come si trattano gli scandali dei preti pedofili con due parole d’ordine: ignorare, sminuire e insabbiare.


venerdì 6 novembre 2009

La battaglia su un simbolo

di Stefano Rodotà, Repubblica, 4 novembre 2009


Ancora una volta una sentenza prevedibile, ben argomentata giuridicamente, non suscita le riflessioni che meritano le difficili questioni affrontate, ma induce a proteste sopra le righe, annunci di barricate, ambigue sottovalutazioni.
Dovremmo ricordare che le precedenti decisioni italiane, che avevano ritenuto legittima la presenza del crocifisso nelle aule, erano state assai criticate per la debolezza del ragionamento giuridico, per il ricorso ad argomenti che nulla avevano a che fare con la legittimità costituzionale. E, considerando il fatto che la nostra Corte costituzionale aveva ritenuto inammissibile per ragioni formali un ricorso in materia, s´era parlato addirittura di una "fuga della Corte", nelle cui sentenze si potevano ritrovare molte indicazioni nel senso della illegittimità della esposizione del crocifisso.
Nella decisione della Corte europea dei diritti dell´uomo di Strasburgo, che ha ritenuto quella esposizione in contrasto con quanto disposto dalla Convenzione europea dei diritti dell´uomo, non v´è traccia alcuna di sottovalutazione della rilevanza della religione, della quale, al contrario, si mette in evidenza l´importanza addirittura determinante per quanto riguarda il diritto dei genitori di educare i figli secondo le loro convinzioni e la libertà religiosa degli alunni. La sentenza, infatti, sottolinea come la scuola sia un luogo dove convivono presenze diverse, caratterizzate da molteplici credenze religiose o dal non professare alcuna religione. Si tratta, allora, di evitare che la presenza di un "segno esteriore forte" della religione cattolica, quale certamente è il crocifisso, "possa essere perturbante dal punto di vista emozionale per gli studenti di altre religioni o che non ne professano alcuna".
Inoltre, il rispetto delle convinzioni religiose di alcuni genitori non può prescindere dalle convinzioni degli altri genitori. È in questo crocevia che si colloca la decisione dei giudici di Strasburgo che, in ossequio al loro mandato, devono garantire equilibri difficili, evitare ingiustificate prevaricazioni, assicurare la tutela d´ogni diritto.
Non si può ricorrere, infatti, all´argomento maggioritario, come incautamente aveva fatto il Tar del Veneto, che per primo aveva respinto la richiesta di togliere il crocifisso dalle aule, ricorrendo ai risultati di un sondaggio che sottolineava come la grande maggioranza degli interpellati fosse a favore del mantenimento di quel simbolo.
Un grande teorico del diritto, Ronald Dworkin, ha ricordato che «l´istituzione dei diritti è cruciale perché rappresenta la promessa della maggioranza alla minoranza che la sua dignità ed eguaglianza saranno rispettate. Quando le divisioni tra i gruppi sono molto violente, allora questa promessa, se si vuole far funzionare il diritto, dev´essere ancor più sincera». La garanzia del diritto, fosse pure quella di uno solo, è sempre un essenziale punto di riferimento per misurare proprio la tenuta di uno Stato costituzionale.
Guai a considerare la sentenza di ieri come un documento che apre un insanabile conflitto, che nega l´identità europea, che è "sintomo di una dittatura del relativismo", addirittura "un colpo mortale all´Europa dei valori e dei diritti". Soprattutto da chi ha responsabilità di governo sarebbe lecito attendersi un linguaggio più sorvegliato. Non vorrei che, abbandonandosi a queste invettive e parlando di una "corte europea ideologizzata", si volesse trasferire in Europa lo stereotipo devastante dei giudici "rossi", che tanti guai sta procurando al nostro paese. Allo stesso modo sarebbe sbagliato se il fronte "laicista" cavalcasse il pronunciamento per rilanciare una battaglia anti-cristiana.
Mantenendo lucidità di giudizio, si dovrebbe piuttosto concludere che la sentenza della Corte europea vuole sottrarre il crocifisso a ogni contesa. In questo è la sua superiore laicità. Viviamo tempi in cui la difesa della libertà religiosa non può essere disgiunta dal rispetto del pluralismo, da una riflessione più profonda sulla convivenza tra diversi. L´ossessione identitaria, manifestata anche in questa occasione e che percorre pericolosamente i territori dell´Unione europea, era lontanissima dai pensieri e dalla consapevolezza che ispirarono i padri fondatori dell´Europa, tra i quali i cattolici Alcide De Gasperi e Konrad Adenauer, che proprio quando si scrisse la Convenzione sui diritti dell´uomo nel 1950, quella sulla quale è fondata la sentenza di ieri, mai cedettero alla tentazione di ancorarla a "radici cristiane", che avrebbero introdotto un elemento di divisione nel momento in cui si voleva unificare l´Europa, anche intorno all´eguale diritto di tutti e di ciascuno. Dobbiamo rimpiangere quella lungimiranza?
Questa sentenza ci porta verso un´Europa più ricca, verso un´Italia in cui si rafforzano le condizioni della convivenza tra diversi, dove acquista pienezza quel diritto all´educazione dei genitori che i cattolici rivendicano, ma che deve valere per tutti. Libera anche il mondo cattolico da argomentazioni strumentali che, pur di salvare quella presenza sui muri delle scuole, riducevano il simbolo drammatico della morte di Cristo a una icona culturale, ad una mediocre concessione compromissoria ai partiti d´ispirazione cristiana (così è scritto nella memoria presentata a Strasburgo della nostra Avvocatura dello Stato). L´Europa ci guarda e, con il voto unanime dei suoi giudici, ci aiuta.


Povero Cristo!

- di Paolo Farinella, prete -

I giornali del giorno 5 novembre 2009, riportano la foto di Berlusconi che tiene in mano un Crocifisso, abbastanza grande. Le cronache dicono che glielo abbia dato il prete di Fossa, nell’ambito della consegna delle case. Se c’è una immagine blasfema è appunto questa: colui che ha varato una legge incivile contro i «cristi immigrati», che parla di «difesa dei valori cristiani». Un prete che consegna il crocifisso a Berlusconi è uno spergiuro come e peggio di lui. Povero Cristo! Difeso da una massa di ladroni che non solo lo beffeggiano, ma lo crocifiggono di nuovo con la benedizione del Vaticano, che per bocca del suo esimio segretario di Stato, ringrazia il governo per il ricorso che presenterà alla Corte di appello di Strasburgo.
Possiamo dire che c’è una nuova «Compagnia di Gesù» fatta di corrotti, di corruttori, di ladri, di evasori, di mafiosi, di alti prelati còrrei di blasfemìa e di indecenza, di atei opportunisti, di cultori di valori e radic(ch)i(o) cristiani … chi prepara la croce, chi le fune, chi i chiodi, chi le spine, chi l’aceto … e i sommi sacerdoti a fare spettacolo ad applaudire. Intanto sul «povero Cristo» di nome Stefano Cucchi, morto per mancanza di «nutrizione e idratazione», da nessuno è venuta una parola di condanna verso i colpevoli di omicidio, nemmeno dai monsignori che hanno gridato «assassino» al papà di Eluana Englaro.
Povero Cristo, difeso dai preti come suppellettile e raccoglitore di polvere nei luoghi pubblici e da tutti dimenticato come Uomo-Dio che accoglie tutti e dichiara che sono beati i poveri, i miti, coloro che piangono, i costruttori di pace, i perseguitati, gli affamati! Povero Cristo, difeso dagli adoratori del dio Po e di Odino che ne fanno un segno di civiltà, mentre lasciano morire di fame e di freddo poveri sventurati in cerca di uno scampolo di vita. Povero Cristo, difeso dalla “ministra” Gelmini che trasforma il Crocifisso in un pezzo di tradizione “de noantri”, esattamente come la pizza, il pecorino, i tortellini. Povero Cristo, difeso da Bertone che lo mette sullo stesso piano delle zucche traforate.
Povero Cristo! Gli tocca ringraziare la Corte di Strasburgo, l’unica che si sia alzata in piedi per difenderlo dagli insulti di chi fa finta di onorarlo. Signore, pietà!
Guardando a quel Cristo che è il senso della mia vita di uomo e di prete, ho la netta sensazione che dalla sua comoda posizione di inchiodato alla croce, dica: Beati voi, difensori d’ufficio... beati voi che ho i piedi inchiodati, perché se fossi libero, un calcio ben assestato non ve lo leverebbe nessuno.

http://temi.repubblica.it/micromega-online/povero-cristo/


giovedì 5 novembre 2009

Crocifisso: l’ incazzata opinione del Ministro La Russa

images A chi credeva che i valori della vecchia destra dio-patria-famiglia fossero morti, proponiamo questo video. Il ministro della Difesa Ignazio la Russa si improvvisa storico della cultura e intellettuale, critica le tesi di ‘’quella specie di professor’’ Odifreddi, nascondendosi dietro l’egida del favore del pubblico anzi del favore degli italiani. Di cui lui ovviamente è il portavoce. La solita scusa dell’investitura popolare. Ancora. Attacca la Rai (‘’una rai insopportabile!’’), ride all’idea del crocifisso come eredità del fascismo, difende il Concordato del ’29. ‘’Non lo leveremo il crocifisso, possono morire!’’ Se qualcuno non avesse ancora chiaro cosa questo governo ha in cantiere in tema di laicità, ora l’ha capito. Non capisco però cosa sia più di scandalo, se l’ ’’opinione incazzata’’ del Ministro che definisce ‘’inutili’’ le istituzioni europee, o l’entusiasmo del pubblico che applaude. O uno Sposini incapace di replicare che alla fine denuncia: ‘’Ministro, pensi un po’, io la penso come lei’’.

by Nephilìm


martedì 3 novembre 2009

I.N.R.I. cerca casa? La Corte Europea dei diritti dell’uomo dice che non può stare attaccato al muro.

n61518414192_6774 Secondo Mariastella Gelmini, 'La presenza del crocifisso in classe non significa adesione al cattolicesimo, ma è un simbolo della nostra tradizione. La storia d'Italia passa anche attraverso simboli, cancellando i quali si cancella una parte di noi stessi'. Partendo da queste motivazione, il governo italiano ha presentato ricorso contro la sentenza della Corte Europea dei diritti umani che dà ragione a una madre, che chiedeva la rimozione dei crocefissi dalle aule scolastiche.

La Corte Europea dei diritti dell’uomo ha disposto che i crocifissi in classe non vengano più esposti poiché possono ledere la sensibilità di chi crede in un’altra religione o di chi non crede e limitano il diritto di educazione dei genitori.

Nelle scuole private, i cattolici possono esporre tutti i crocefissi che vogliono, ne possono inchiodare uno per ogni banco se lo ritengono opportuno, ma è una violenza esporlo in maniera coatta nei luoghi pubblici e nelle scuole con la scusa “ma è la nostra tradizione”.

Alle sortite fantasiose della Gelmini siamo abituati, ma questa ha del sorprendente. Il ministro Gelmini evidentemente dimentica di non aver giurato sulla bibbia tanto meno sul vangelo, ma sulla costituzione! E nella nostra costituzione repubblicana non c’è scritto che siamo una repubblica cattolica, bensì LAICA. Essere laici significa anche questo, anteporre i principi della libertà prima di tutto. Ovviamente è difficile quando ci si trova a che fare con una religione che è adusa alla violenza e all’imposizione.

A chi dice che i musulmani si devono adeguare ai nostri costumi vogliamo ricordare che il crocefisso non dà fastidio ai musulmani solamente, ma anche a tanti atei o aderenti ad altre religioni. E comunque anche i musulmani italiani hanno i medesimi diritti degli italiani cattolici, o forse questi ultimi valgono di più?

A chi dice che nei Paesi islamici non si potrebbe chiedere una cosa simile, ricordiamo che quelli sono stati confessionali e teocratici e la differenza tra la nostra repubblica e queste nazioni è proprio questa: noi siamo laici.

Non speravamo in un atto d’orgoglio del governo italiano, sappiamo già quanto sia asservito al Vaticano (che al momento tace ed è grave, significa che stanno preparando qualcuno dei loro loschi affari). L’ennesima dimostrazione della mancanza di laicità in Italia.

Possiamo dire che, secondo La Corte Europea dei diritti dell’uomo, I.N.R.I. si può attaccare, sul muro non ci può stare.


lunedì 2 novembre 2009

Inquisizione riabilitata, tra falsità e ignoranza

Un nostro lettore ci ha segnalato un gruppo molto particolare su facebook: Comitato per la difesa della Santa Inquisizione.

Premettendo che è aberrante continuare a chiamare “santa” un’istituzione malvagia quale fu (e forse è!) l’inquisizione, sfogliando le pagine di questo gruppo salta all’occhio l’estremismo e l’ignoranza di chi scrive su quella pagina. L’estremismo sta nello scrivere che lo scopo del gruppo sia “la riabilitazione storica e spirituale dell'opera dell'Inquisizione. Contro la deriva paganeggiante atea e materialista che imperversa in Europa, in Occidente e nel mondo”.
Nello stesso modo maligno e disumano in cui l’inquisizione ammazzava innocenti –per denaro o per superstizione-, questi estremisti cattolici vorrebbero limitare la libertà di pensiero di chi la pensa in maniera differente da loro con i mezzi dell’inquisizione, poiché ottimi a sottomettere con la violenza e a ripristinare lo status quo della religione.

L’ignoranza sta nel fatto di non conoscere la vera storia dell’inquisizione e di falsare qualche scadente nozione storica in merito per giustificare la barbarie che fu questo Offizio, barbarie tipica del cattolicesimo e che, con altri metodi ben più subdoli, la chiesa continua a propugnare. Ad esempio, si giustificano i falsi processi dell’inquisizione (specialmente nel regno delle due Sicilie), le metodologie di tortura per estorcere false confessioni per ottusa superstizione o vile interesse economico (infatti, anche coloro che venivano scagionati –ed erano assai pochi- venivano privati dei loro beni), la spoliazione dell’umana dignità che gli inquisitori promuovevano al fine di imporre una fede (nel migliore dei casi, sic!) o con fini politici.

Con tutti i documenti storici che ci sono oggi, continuare a riabilitare l’Inquisizione è un atto violento, che grida vendetta davanti alla Storia. Solo persone che vivono in un autismo più totale possono fondare e promuovere un gruppo simile o dire quello che dice il sovrano dello stato vaticano, quando ancora non era vestito di bianco, ma solo di rosso, rosso come la vergogna che dovrebbe provare nell’udire di nuovo queste sue frasi:

"L'inquisizione fu un PROGRESSO perché da lì in poi nessuno poté essere condannato senza inquisitio, senza un'inchiesta. Anche all'epoca, insomma, era presente il concetto di giustizia". (J. Ratzinger)

Vi invitiamo a rileggere questo articolo. Ratzinger: l'Inquisizione fu un progresso.

Ricordiamo, inoltre, che quel gruppo di facebook è un gruppo chiuso non aperto al dialogo, per la serie se la cantano e se la suonano, in perfetto stile cattolico. Riportiamo la segnalazione del nostro lettore:

Ciao sono Marco.
Praticamente un ragazzo ha lasciato un messaggio in bacheca scrivendo che sperava che il fondatore stesse scherzando... da lì ci sono stati vari scambi di messaggi tra lui e il fondatore del gruppo, in cui quest'ultimo ha detto cose del tipo"affermare che l'Inquisizione fosse "feroce" non corrisponde a verità" o "In primo luogo la tortura era ammessa in ogni ordinamento giuridico dell'epoca e questo almeno fino al 1700. La sua applicazione da parte di tribunali inquisitoriali (perché bisogna anche specificare di quale, delle tante InquisizionI si stia parlando) concedeva molte più garanzie all'imputato di quante ne concedessero i tribunali secolari. La tortura era ammessa solo come "extrema ratio" e solo secondo canoni ben precisi previsti dalla procedura inquisitoriale. Per esempio non si poteva far scorrere sangue (Ecclesia abhorret a sanguine), né mutilare, né era permessa la morte dell'imputato. Dulcis in fundo, la confessione ottenuta sotto tortura molto spesso non era ritenuta valida." A questo scambio di messaggi mi sono intromesso io, dicendo ( più o meno):
"Com'è possibile ritenere che l'Inquisizione non sia stata feroce, visto che ha lasciato alle spalle numerosi morti? e sopratutto com'era possibile dire che il tribunale dell'inquisizione fosse più garantisca rispetto ad altri tribunali esistenti all'epoca, visto che veniva ucciso chiunque facesse qualcosa contraria alla legge cristiana? e poi affermare giustificare la tortura solo perché era ammessa all'epoca in ogni ordinamento giuridico significherebbe anche dire che Hitler non ha fatto alcun male, facendo leggi di sterminio degli ebrei. Inoltre consiglio al fondatore del gruppo di leggersi "il sangue degli innocenti" di julia navarro, dove in una parte del libro viene descritta bene come venivano eseguiti i processi e le pene della santa inquisizione" Questo è più o meno quello che ho scritto. Dopo neanche un'ora entro nel gruppo (nel frattempo mi ero già cancellato) per vedere se mi avevano risposto, e invece il mio messaggio era sparito.


domenica 1 novembre 2009

E’ morta Alda Merini

Se ne è andata Alda Merini, grandissima poetessa del nostro tempo!

CIAO ALDA!