Trovo vergognoso che nessuno psichiatra abbia dato voce a questi silenzi assordanti,,, vergognoso è il termine adatto, forse perchè troppo presi ad accusare o difendere santa madre chiesa.
L'abuso sessuale è un argomento estremamente inquietante e complesso, i cui risvolti si collocano su tanti piani: psicologico, sociale e giudiziario.
Gesti che si tramutano istintivamente e pulsionalmente in azioni arrivando ad oltrepassare i confini della normalità e del lecito.
Si toglie INNOCENZA ai SOGNI di un bambino riducendolo schiavo di un gioco peverso che la sua età non aveva scelto per lui. Lo si rinchiude dentro le sbarre dell'odio, del rancore, della paura, della colpa, del disprezzo del proprio corpo. Cessano di esistere dignità e rispetto per quel piccolo essere, che giunto alle porte della vita si vede preclusi la felicità, la fiducia nelle carezze, il tempo per amare. Una violenza che cambia radicalmente la vita e una sofferenza che uccide la libertà... una grande paura: amare ed essere amati.
Secondo la Sgroi (1982?) il riconoscimento degli abusi sessuali sui bambini dipende totalmente dalla disponibilità interiore a prenderne in considerazione l'esistenza. Questo è un fattore cruciale, in quanto solo il bambino abusato è l'unico testimone: la vittima si troverà a dover dimostrare di essere tale.
L'abuso sul bambino è frequente, sottostimato e difficile da diagnosticare; è raramente un evento accidentale, bensì una pratica abitudinaria e prolungata che segna in maniera indelebile lo sviluppo psico-affettivo della vittima.
Finkenor definisce abuso sessuale di minore una serie di attività sessuali che implicano la stimolazione sessuale di un minore e possono comprendere varie dinamiche non esclusivamente corporali: voyerismo, esibizionismo, costrizione a visionare materiale pornografico, mercificazione del corpo.
Il minore abusato è un bambino che ha sperimentato la mancanza di protezione da parte degli adulti significativi: di solito tale abuso non è episodico ma si protrae nel tempo.
Tali minori sono per lo piu' prostrati e annentati psicologicamente: presentano solitamente un quadro generale di marcata deprivazione affettiva e socioambientale.
Sono dei perdenti e subiscono sempre un danno (Foti 1995) poichè perdono il controllo sull'esperienza relazionale e sessuale, la coesione del Sè, ossia perdono la possibilità di integrare, di sintetizzare nel proprio Sè vissuti emozionali molto intensi e molto conflittuali: un'eccitazione libitica non capita, non padroneggiata e nel contempo un senso di colpa che opprime, vissuti di curiosità che appassiona e nel contempo terrorizza, sentimenti di gratificazione temporanea del bisogno di attenzione e nel contempo mortificazione e impotenza; vissuti d'amore e nel contempo vissuti laceranti di dolore, di rabbia, di vergogna.
Maslow ritiene che il futuro è fonte di angoscia e terrore: il bambino non sa come e quando avverrà l'ennesima aggressione, nè se troverà tregua al suo tormento.
Per questo si determina un quadro psicopatologico definito "disturbo post-traumatico da stress": i bambini rivivono (sogno) l'abuso o uno stato di angoscia continua in attesa che l'episodio si ripeta.
Il bambino spesso cerca a tutti i costi di mantenere un'immagine idealizzata dell'abusante e arriva a considerarsi direttamente responsabile dell'accaduto, parte attiva in un gioco perverso, parte attiva nella seduzione, pur di non avvertire il dolore, la rabbia, la confusione, la vergogna. Il bambino, quindi, si identifica con l'aggressore (confusione di ruoli) per difendersi dalla violenza protratta secondo un principio ovvio: e meno angosciante e terrorizzante aggredire che essere aggrediti.
L'identificazione con l'aggressore, pero', comporta l'assunzione di tutte le responsabilità e di tutte le colpe che l'atto criminoso comporta.
I vissuti del bimbo abusato sono concettualizzati da Filkenor e Browne e definiti "traumagenesi", cioè originati dal trauma: impotenza (impossibilità di controllare la propria vita), tradimento (consapevolezza di essere usato), sessualizzazione traumatica (esperienza sessuale non idonea allo sviluppo psicofisico), stigmatizzazione dell' interiorità (sensazione di essere sporchi, diversi).
E' curioso, infine, notare quanti di queste emozioni illustrate siano capisaldi su cui fa perno la religione cattolica: il cattolicesimo, fra tutte le religioni del mondo, è infatti quella che offre al popolo il maggior numero di simboli infantili: non a caso il personaggio più proposto, più venerato, più rappresentato e rispettato è una mamma. Poi, proprio come si fa con i bambini, vengono continuamente propinate promesse, minacce, premi e punizioni. Raramente, o forse mai, si parla di responsabilità personale o di libere decisioni, quelli sono comportamenti troppo adulti, i cattolici possono solo osservare, seguire, credere, aderire, obbedire, confessare, pentirsi, ecc.
Sempre a proposito di regressione infantile, si osservi che il principale rito cattolico, nonché il comportamento più meritorio e sacro, è un comportamento “orale”, cioè l’eucarestia. Che i buoni cristiani debbano fare la comunione tutte le domeniche ricorda incredibilmente un vecchio luogo comune: “i bambini buoni mangiano tutta la pappa”. Non solo: nella liturgia cattolica si insiste, non a caso, sul fatto che l’ostia debba essere “imboccata” dalle mani del sacerdote, e non presa in mano dall’adepto. Come accade con una mamma che nutre un bambino che non sa ancora tenere in mano il cucchiaino.
Sta di fatto che il bambino stuprato, vittima del pedofilo, magari del prete-pedofilo, è quindi una metafora del cattolico perfetto: sottomesso, timoroso, silenzioso, fiducioso che ciò che accade è per il suo bene.
by Egidio Gennaro
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